"Se esce dal governo...". Il Pd avverte Conte

Pd e 5Stelle ai ferri corti. L'alleanza elettorale è messa a rischio dalla possibile uscita dal governo dei grillini

"Se esce dal governo...". Il Pd avverte Conte

Il Partito Democratico è ben cosciente di avere il coltello dalla parte del manico nell'alleanza con il Movimento 5 Stelle. A maggior ragione dopo il disastro elettorale dei pentastellati alle ultime elezioni amministrative. Percentuali al lumicino in tutta Italia.

Probabilmente, nelle stanze del Nazareno in più di qualcuno si sta interrogando sull'opportunità o meno di continuare questo asse Pd-M5s. Anche perché dove la sinistra è riuscita a vincere non è mai stato per merito dei grillini. Ad aggiungere motivazioni, ovviamente, è anche la scissione che ha visto protagonista Luigi Di Maio. Giuseppe Conte sa bene che l'unica possibilità che ha per non vedere scomparire definitivamente il partito di cui è leader è uscire dal governo, magari dando un sostegno esterno. Proprio per questo motivo Dario Franceschini, ministro della Cultura in quota Pd, durante l'incontro nazionale di AreaDem a Cortona, avverte: "Da qui alle elezioni, per andare insieme al M5s dobbiamo stare dalla stessa parte, se ci sarà una rottura o una distinzione, perché un appoggio esterno è una rottura, per noi porterà alla fine del governo e all'impossibilità di andare insieme alle elezioni. E si brucerà chiaramente ogni residuo possibilità di andare al proporzionale".

Non perde occasione per entrare nel dibattito anche Benedetto Della Vedova, segretario di +Europa e sottosegretario agli Esteri. In vista dell'incontro di domani, scrive su Twitter: "Conte vuol dettare condizioni a Draghi e dice che i suoi elettori soffrono il sostegno Premier". E, oltre a ribadire il loro sostegno alla società aperta, che concretamente non si è ben capito cosa significhi, e a voler creare il partito di Draghi, senza Draghi, conclude affermando che il Pd che insegue il M5S non potrà costruire un'alternativa convincente ai sovranisti.

Enrico Borghi, invece, deputato dem, mentre era ospite a Sky, da un lato ha cercato di buttare acqua sul fuoco sottolineando il fatto che l'incontro di domani è "uno dei tanti che il premier ha con i leader della sua maggioranza" e per questo va vista come un'interlocuzione e "non come una sfida tra i due". Dall'altro lato, invece, ribadisce l'importanza, per il partito di cui è membro, che il governo vada avanti fino a fine legislatura. "Non si comprenderebbe in alcun modo che venga messo in discussione, soprattutto a fronte dei tanti problemi con cui gli italiani sono chiamati a fare i conti". Discorso condivisibile che, però, perde di credibilità nel momento in cui il suo partito impegna il Parlamento per parlare di ius scholae e legalizzazione della cannabis. Temi certamente da affrontare ma che, in un periodo storico complicato come questo, per la maggior parte degli italiani non rappresentano in alcun modo una priorità. Soprattutto con una legge di bilancio da approvare a breve.

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