Pd-M5S all'assalto dell'Umbria. Ma lo scandalo sanità imbarazza ancora i Dem

A sei mesi di distanza dallo scandalo sulla sanità in Umbria che ha portato alle dimissioni della governatrice Dem Catiuscia Marini, i pm potrebbero contestare il reato di associazione a delinquere anche ai politici coinvolti

Il voto in Umbria, previsto per la fine del mese, sarà uno dei più importanti banchi di prova dell’alleanza Pd-M5S. Per ora, stando ai sondaggi, la maggioranza degli umbri sembra bocciare il patto giallorosso. L’imprenditore Vincenzo Bianconi, il candidato sostenuto da Dem e grillini assieme ad altre cinque liste civiche, arranca rispetto all’avvocato che guida la coalizione di centrodestra, Donatella Tesei, che sfiora il 51%. Secondo l’ultimo sondaggio di Antonio Noto realizzato per la trasmissione Porta a Porta, in onda su Rai Uno, Bianconi sarebbe staccato di otto punti percentuali.

Gli alleati di governo devono fare i conti con gli strascichi di “Sanitopoli”, lo scandalo sui concorsi truccati negli ospedali che ha portato alle dimissioni della governatrice Dem, Catiuscia Marini, e al voto anticipato. Sei mesi fa, come ricorda Libero, venivano pubblicate le intercettazioni della presidente, che si sarebbe prodigata personalmente con il direttore generale dell’ospedale Santa Maria della Misericordia per “mettere dentro” una sua conoscente. Era il 15 aprile. Il giorno dopo la Marini annuncia le dimissioni, salvo poi rimettersi al voto dell’aula, che un mese dopo, il 18 di maggio, le respinge con 11 voti a favore, compreso quello della diretta interessata. Il nervosismo del segretario del Pd, Nicola Zingaretti, però, di fronte al gesto sfacciato, costringono la governatrice a tornare sui suoi passi.

L’inchiesta ha prodotto un vero e proprio terremoto nel sistema Umbria: 35 le persone coinvolte, tra segretari di partito, assessori e vertici ospedalieri. Tra i reati contestati dai giudici ad alcuni degli indagati c’è anche quello, gravissimo, di aver tentato di sabotare il lavoro degli investigatori. E alla vigilia del voto anticipato c’è un ulteriore tegola che rischia di cadere sui rappresentanti del Pd locale, compresa la governatrice. Quella del reato di associazione a delinquere, che i pm potrebbero contestare anche agli esponenti politici del partito di Zingaretti coinvolti nella vicenda.

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