Il Pd finge di opporsi al M5s: via libera al processo infinito

Respinta la richiesta di Fi di cancellare lo stop alla prescrizione. E Bonafede boccia la proposta dem

A volte è anche una questione personale: Alfonso Bonafede, l'unico insieme a Conte a conservare nel governo giallorosso lo stesso incarico che aveva in quello gialloverde, non vuole essere sconfessato. E sta facendo le barricate per evitare un rinvio dell'entrata in vigore della riforma che blocca la prescrizione dopo una sentenza di primo grado. Dunque, condanna gli imputati a alla pena del processo infinito. «Non ci si può chiedere - dice chiaro Gennaro Migliore di Italia Viva - di concordare su una norma approvata con la Lega e per di più a vincolata a una condizione, la riforma del processo, che non si è verificata. Questo è un altro governo».

A innescare la nuova fibrillazione nella maggioranza è la proposta di legge dell'azzurro Enrico Costa, che proponeva semplicemente di annullare la norma Bonafede. Ieri, quando l'aula della Camera ha votato sulla calendarizzazione d'urgenza del provvedimento, Italia viva si è astenuta per mandare un messaggio politico, il Pd ha scelto una strada più obliqua: votare insieme ai 5 Stelle (e Leu) contro la proposta Costa, ma minacciare sfracelli. «Non si può rimanere sotto processo per un tempo indefinito, per lunghissimi anni - ha chiarito il segretario Nicola Zingaretti -. Senza un accordo nei prossimi giorni, come annunciato dal gruppo parlamentare, il Pd presenterà una sua proposta di legge». Pare un annuncio di guerra, ma il tempo stringe. Senza un accordo di maggioranza, bisognerebbe infilare un emendamento ferma-Bonafede in una delle tante norme in aula da qui a fine anno, vedi il Milleproroghe. Un gesto che provocherebbe una rottura forse insanabile, perché lo stop alla prescrizione è comunque un tema identitario per i 5 Stelle. Nel Pd c'è chi, come il deputato e costituzionalista Stefano Ceccanti, ribadisce la linea dell'incostituzionalità della norma Bonafede: «Viola il principio di ragionevole durata del processo previsto dall'articolo 111 della Carta: speriamo che si possa cambiarla in modo consensuale all'interno della maggioranza, altrimenti per iniziativa propria del Pd». Posizione che convince anche Italia viva, ma Zingaretti sarà pronto ad andare fino in fondo? Nella sua dichiarazione pone una condizione, «senza un accordo», che non pare poi così vincolante. Un accordo si può basare su una promessa. Ma dal primo gennaio l'entrata in vigore, a differenza di quel che sostiene Bonafede e la parte più manettara della magistratura che lo appoggia, le conseguenze sui processi saranno immediate: quelli che non rischiano più la prescrizione saranno rinviati alle calende, visto quanto sono oberati i tribunali.

La soluzione che appare condivisa da Pd e Italia viva, è un rinvio per dare tempo di completare la riforma del processo, che dovrebbe comunque prevedere un limite di durata, superato il quale non si prescriverebbe più il reato, come ora, ma si estinguerebbe il processo. «Noi insisteremo per una soluzione di questo tipo che rispetta la Costituzione», insiste Migliore. Ma Bonafede resta sulla stessa linea manifestata ai tavoli di confronto della maggioranza: totale chiusura. Secondo il ministro, la proposta del Pd sarebbe un passo indietro «proprio quando siamo a una passo da una svolta». Svolta che per Gian Domenico Caiazza, presidente dell'Unione camere penali, «è la peggior riforma della giustizia di sempre. E il voto di ieri indebolisce il fronte contrario».