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Pd, la minoranza diserterà la direzione. Speranza: "Scissione già in atto"

Continua la pantomima del Pd. Tutti in campo per evitare la scissione. Ma non ci sono margini. E la minoranza va fino in fondo: bersaniani via dalla direzione di domani

Pd, la minoranza diserterà la direzione. Speranza: "Scissione già in atto"

"Niente è ancora consumato". Ma i segnali che arrivano dalla minoranza piddì continuano a indicare la via della scissione. "Di fatto c'è già stata", chiosa Roberto Speranza deciso a non partecipare alla direzione del partito di domani. Lo stesso faranno gli otto componenti dell'area bersaniana, anche se Nico Stumpo bolla come "prematura ogni considerazione" sulla formazione di nuovi gruppi parlamentari. "Non voglio costruire un progetto ridotto - mette in chiaro Enrico Rossi - una 'Cosa rossa' un po' nostalgica, ma uno schieramento ampio di centrosinistra e di sinistra".

A un giorno dalle dimissioni di Matteo Renzi e a meno di ventquattr'ore dalla direzione, le possibilità che la guerra tra maggioranza e minoranza possa ricomporsi sembrano ridotte al lumicino. E se Michele Emiliano, Roberto Speranza e Enrico Rossi proseguono sulla propria strada, Andrea Orlando cerca un'intesa con altri esponenti del partito per presentare una candidatura alternativa a quella di Renzi e lancia contemporaneamente l'ennesimo appello all'unità: "Le responsabilità le abbiamo tutti. La scissione è sbagliata e aiuterebbe la destra", dice il guardasigilli che non esclude poi la possibilità di candidarsi se questo servisse per impedire fughe dal partito e precisa di non lavorare per "riorganizzare nuove correnti di cui non si sente il bisogno". Anche Cesare Damiano, dopo le dure parole usate ieri in assemblea nei confronti di Renzi e del gruppo dirigente, cerca di convincere i colleghi di partito a non lasciare "la ditta" e a proseguire la battaglia dall'interno per "coagulare un campo di forze progressiste e riformiste che si riconoscono nei valori del socialismo".

Dall'esterno Enrico Letta guarda intanto "attonito al cupio dissolvi del Pd". "Mi dico che non può finire così. Non deve finire così", scrive su Facebook l'ex presidente del Consiglio mandando agli ex compagni di partito un invito alla "generosità e alla regionevolezza". Parole al vento, almeno per ora. Perché Enrico Rossi conferma le proprie intenzioni. "Stavo pensando di rispedire la tessera alla mia sezione", afferma il governatore, perché "in questo partito" considerate le parole pronunciate ieri da Renzi "non c'è spazio". Non ha ancora deciso se domani sarà al Nazareno, invece, Emiliano.

Il presidente della Puglia ha trascorso a Roma la sua giornata, tra una lunga riunione al Mise sull'Ilva e "continui" contatti con Rossi e Speranza. "Ogni ragionamento viene condiviso - spiegano i suoi - rimane la volontà di andare avanti insieme". Il governatore della Toscana si fida ma non troppo e "chiama" alla coerenza il collega pugliese. "Io mi auguro che con Emiliano si possa andare avanti, poi sta a lui prendere decisioni e assumersi responsabilità - dice - Ieri abbiamo firmato un documento che dice che Renzi ha provocato la scissione. Io penso che bisogna essere conseguenti". Lo "sceriffo", che ieri in direzione aveva spiazzato tutti con il suo accorato e sentimentale appello all'unità, rimane, dei tre, il più disposto a restare.

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