Il Pd vince sui dl Sicurezza. Stallo su Mes e Germanicum

Lunedì in cdm le modifiche ai decreti volute dai dem. E Renzi incalza: "Se resta l'emergenza, sì al Salva Stati"

Al Nazareno ancora frenano prudentemente, consapevoli che il caos interno ai Cinque Stelle spaventa a morte il premier Conte, che potrebbe ancora frenare: «Vediamo lunedì, speriamo bene».

Ma nel Consiglio dei ministri del 5 ottobre, convocato come di consueto a tarda ora per controllare meglio la comunicazione e far decidere i titoli del giorno dopo al governo, Nicola Zingaretti dovrebbe finalmente incassare il primo successo, dopo un anno e passa di disponibilità unilaterale del Pd ai desiderata grillini. I decreti sicurezza di salviniana (e contiana) memoria dovrebbero essere modificati, sulla base di un accordo faticosissimamente raggiunto dalla maggioranza a luglio e rinviato di mese in mese, con la scusa del Covid o delle elezioni. I grillini, da Di Maio a Crimi, avrebbero voluto rinviarlo ancora, e hanno cercato in ogni modo e fino all'ultimo di fermarlo. E dal Pd sono reiteratamente partite, in questi ultimi giorni, ripetuti avvertimenti al premier: «Conte si è impegnato, e noi ci fidiamo di lui», era il messaggio ufficiale. Che, leggendo tra le righe, voleva dire che il Pd, in caso di tradimento dei patti, avrebbe considerato il giulivo Conte come responsabile, con tutte le conseguenze del caso.

A quanto pare (salvo ripensamenti del weekend) Conte si è attivato per tacitare i pentastellati, e lunedì dovrebbe passare il compromesso di luglio, confezionato dalla ministra dell'Interno Lamorgese. Torna la protezione umanitaria, si passa da quattro a tre anni per le pratiche per ottenere la cittadinanza e si abbattono le assurde maximulte per le Ong, che avranno importo massimo di 10mila euro e previa decisione del giudice.

Zingaretti potrà quindi cantare vittoria, incassando il via libera ad una delle richieste messe sul tavolo dai Dem dopo le elezioni regionali che li hanno rafforzati. Anche se il segretario del Pd sa di essere destinato alla sconfitta sulla seconda priorità che aveva dettato alla maggioranza e a Conte. Quella che era stata alla base della scelta di cambiare posizione e appoggiare il sì al taglio dei parlamentari: la modifica della legge elettorale. Che, come spiega senza peli sulla lingua un parlamentare che segue il dossier, «non si farà mai». E la ragione è molto semplice: i parlamentari di tutte le provenienze, e in primo luogo i Cinque Stelle, si metteranno di traverso a qualsiasi riforma elettorale perché una nuova legge aprirebbe potenzialmente la strada al voto anticipato. E quindi alla loro probabile fuoriuscita dal Parlamento, tanto più dopo la riduzione dei posti in palio. Quindi, «fino all'inizio del semestre bianco, quando sarà impossibile sciogliere le Camere, non ci sarà nessuna legge elettorale», chiosa il parlamentare Pd.

Resta appesa anche la questione Mes, più volte sollecitata dal Pd e resa ancora più impellente dal ritardo con cui arriveranno i soldi del Recovery Fund, su cui si basa tutta la futura manovra. Conte resta paralizzato dal terrore, e Matteo Renzi si fa carico di lanciargli la sfida, condivisa dal Nazareno: «Il governo ha deciso di prolungare lo stato d'emergenza fino a gennaio 2021. Bene. Corollario politico: allora bisogna chiedere il Mes. Perché se c'è l'emergenza nessuno può dire di no ai 37 miliardi per la sanità».

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