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Più inflazione, ma per ora niente credito "tossico"

La svolta di Banca Ifis: vende gli Npl per fare prestiti "su misura" alle Pmi

Più inflazione, ma per ora niente credito "tossico"
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La minaccia dei dazi e le incertezze del conflitto in Iran pongono incognite significative nel mondo bancario, alzando considerevolmente le aspettative inflazionistiche e al contempo portando a un ribasso delle stime di crescita del Pil. E così ci sono banche, anche in Italia, che stanno cominciando ad adattare il loro business a un contesto mondiale ormai definitivamente cambiato: è il caso di Banca Ifis che, in occasione della presentazione degli ultimi conti trimestrali, ha annunciato un progetto di revisione strategica del gruppo, con l'intenzione di vendere e quindi ridimensionare le attività negli Npl (i crediti deteriorati famosi nel 2011, nella fase della crisi del debito sovrano che investì l'Italia).

Negli ultimi anni, del resto, il mercato degli Npl (Non perfoming loans) - i crediti deteriorati detenuti dalle banche - ha subito un importante ridimensionamento strutturale. Sembra quasi controintuitivo in un contesto dove potrebbero formarsi nuovi crediti deteriorati, ma non lo è: da un lato, la qualità del credito bancario è mediamente migliorata rispetto ai decenni precedenti; dall'altra, i rendimenti per chi oggi vuole comprare e vendere un Npl si sono molto compressi. L'aumento dei tassi d'interesse che si è osservato in Europa dal 2022 in poi ha incrementato il costo dei finanziamenti, diminuendo i margini di profitto per chi compra questi portafogli. Inoltre, i pochi crediti deteriorati rimasti su piazza sono contesi da una moltitudine di operatori che si fanno una concorrenza spietata sui prezzi. Il tutto nel mezzo di un Paese dove i tempi giudiziari per recuperare le somme incagliate sono lunghi con esborsi significativi per le cause. Peraltro, oggi le banche sono soggette a un quadro normativo e regolamentare più stringente, che permette loro di intervenire prima che le esposizioni si deterorino in modo irreversibile: quindi la materia prima scarseggia sempre di più. Proprio queste regole più severe, con un quadro regolatorio ancora in evoluzione, porterà anche le banche di dimensioni non sistemiche a fare più accantonamenti per proteggersi dalle conseguenze di un deterioramento dei prestiti in portafoglio. Con un simile scenario il presidente di Banca Ifis, Ernesto Fürstenberg Fassio (in foto), ha voluto "esplorare, a partire da oggi, le migliori opzioni strategiche per il nostro gruppo bancario, indirizzato sempre di più al credito specialistico verso le aziende del nostro Paese". Per realizzare questo progetto, ha acquisito Euclidea Sim, oggi Fürstenberg Sim.

L'obiettivo, per spostare i ricavi sulla generazione di commissioni che per definizione sono indipendenti dall'andamento dei tassi d'interesse, Ifis si è proposta come una boutique specializzata per prestare denaro alle Pmi, che sono la spina dorsale dell'economia italiana e rischiano di venire trascurate da un sistema bancario che va verso la concentrazione e dimensioni su scala europea.

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