Piano militare per i vaccini. Schierati 10mila soldati

Sinergia tra Figliuolo e Curcio. Hub al Nord e 1.500 centri anche in caserme e stazioni

Piano militare per i vaccini. Schierati 10mila soldati

Il generale Francesco Paolo Figliuolo ha tre stelle e diecimila uomini già schierati sul fronte della pandemia. La Protezione civile di Fabrizio Curcio ha un esercito di trecentomila volontari. I due «comandanti» si vedono di buon mattino, senza fronzoli e passerelle, e s'intendono subito. Lavorano da sempre in tandem e del resto le Forze armate - concetto ignorato da gran parte della classe politica - sono una struttura operativa della Protezione civile. Basta una chiacchierata e il governo Draghi si lancia nella battaglia e stila un primo calendario: i due vanno di fretta e già venerdì incontreranno le Regioni.

Non c'è bisogno di chissà quale rodaggio, ma di proseguire un lavoro andato avanti negli anni fra una calamità e un terremoto, fino all'arrivo dell'epidemia.

Ora migliaia di uomini, militari e civili, devono solo uscire dalla penombra in cui li avevano relegati il governo Conte e la gestione Arcuri. Operavano, ufficiali e volontari, ma dovevano sottostare alla catena di comando del supercommissario e ai 21 piani regionali. Oggi Figliuolo ha il timone fra le mani e moltiplicherà la potenza di un motore che può fare miracoli.

Siamo in una fase delicata in cui le vaccinazioni devono uscire dalle mura degli ospedali per trovare luoghi idonei per la somministrazione. Nelle metropoli e nelle cittadine. La carta d'Italia prevede 1.500 location, ma sfiorite le Primule, si deve capire dove andare. Il generale di corpo d'armata ha già un'idea precisa: riconvertire i 140 drive through, già in uso per i tamponi, poi sfruttare il patrimonio immobiliare dello Stato, in prima battuta le caserme e ancora, palazzetti dello sport, stazioni, aeroporti. Ci sono strutture militari che con qualche ritocco e spese modestissime sono state riconvertite sulla prima linea: a Piacenza 25mila utenti hanno già ricevuto la dose con una spesa per le casse della Regione non superiore ai 40mila euro.

A Milano, invece, il Centro ospedaliero militare, nella vecchia cittadella di Baggio, già serve quotidianamente 1.300 persone. Sono numeri incoraggianti ma siamo solo agli inizi e per questo i soldati non nascondono il disappunto per i mesi in cui hanno viaggiato con il freno a mano tirato.

L'esercito dispone di 23 infermerie presidiarie, che i profani con linguaggio più disinvolto battezzerebbero come ambulatori; a questi centri fanno capo 10 task force pronte a inseguire e combattere il virus lungo la penisola. Ci sono poi i tre ospedali da campo - Perugia, Cosenza, Aosta - che possono fare la loro parte nella campagna di immunizzazione. E c'è una rete per la diagnostica e la prevenzione sviluppata silenziosamente in questi mesi.

Molto è da fare, ma molto è già stato fatto a partire dal blitz a Wuhan per salvare i nostri connazionali intrappolati nella città simbolo del Covid. E ci si chiede perché un tale patrimonio di professionalità e competenza sia stato tenuto sotto il tappeto per un anno intero.

Esercito e Protezione civile offrono centinaia di medici e infermieri, ma non solo. Possono allestire le strutture necessarie, trasportare i vaccini, proteggere i siti. Più in generale vigilare perché tutto proceda per il meglio.

Per gli ufficiali sono necessari interventi e correzioni in tutte le fasi della catena. Grave errore, sottolineato più volte nei rapporti riservati, è considerato l'aver concentrato gran parte dei vaccini nell'hub di Pratica di Mare. I camion passano le Alpi e si fermano vicino Roma, poi parte delle fiale riparte verso il Nord, con spreco di tempo e carburante.

Basta seguire la geografia di Amazon o dei grandi corrieri per capire che s'impone un altro hub per il Nord.

Si farà presto. Per raddoppiare e poi triplicare le vaccinazioni. E sarà la guerra che ricorderanno le prossime generazioni.

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