Covid, quel segreto del governo: ​'Il 2 febbraio c'era un piano...'

La rivelazione di Speranza sul piano segreto: "Riservatezza decisa dagli estensori". Ma il racconto è ancora confuso

Covid, quel segreto del governo: ​'Il 2 febbraio c'era un piano...'

“La linea della trasparenza è fin da subito la nostra stella polare”. Roberto Speranza lo scrive così, senza remora alcuna, sul suo libro scritto, stampato e mai venduto dal titolo “Perché guariremo”. Forse di termini per descrivere la gestione della pandemia in Italia ve ne sono a bizzeffe. L’Oms ha usato “caotica e creativa”, che pare un connubio perfetto. Si può aggiungere “altalenante”, visto i continui dpcm emanati e subito rivisti. Oppure “mediatica”, considerate le decine di conferenze stampa di Conte in stile serie tv. O ancora “fallimentare”, se si pensa che il “modello italiano” alla fine ha prodotto più morti che nella maggior parte degli altri Paesi europei. Eppure, con un intero dizionario di parole a disposizione, Speranza sceglie “trasparenza”. La rivendica più volte nel libro, come a volerlo imprimere bene nella memoria dei (pochi) fortunati lettori. E lo fa nonostante quanto emerso in questi mesi sull’ormai famoso “piano segreto” anti-Covid.

Il racconto di Speranza inizia il 2 febbraio, quando si reca in visita allo Spallanzani dopo aver ricevuto la notizia delle ricercatrici italiane che sono riuscite ad isolare il genoma del virus. Uscito dall’istituto, il ministro sostiene di avere già la “mente proiettata a un diverso tipo di studio, che ho iniziato ad affrontare”. “Insieme alla task force - si legge - stiamo cercando di capire esattamente cosa ci aspetta, quali scenari ci si aprono davanti. Le epidemie, infatti, si studiano con modelli matematici, capaci di avere un buon potere predittivo. E le previsioni non sono rosee”. Tenete bene a mente la data, quando si parla di “trasparenza”: queste cose, stando al testo, Speranza le sapeva prima che tutto esplodesse a Codogno. Non dopo. “A febbraio - continua - la task force ha avviato uno studio con il contributo della Fondazione Kessler. Sulla base degli unici numeri di cui disponiamo, quelli cinesi, i tecnici provano a disegnare scenari possibili di diffusione dell’epidemia nel nostro Paese”.

Il racconto del ministro è un po’ confuso. Mescola, ancora una volta, lo studio di Stefano Merler con il “piano segreto” rivelato da Andrea Urbani in una improvvida intervista. Scrive Speranza: “Questo lavoro mi viene presentato per la prima volta a metà del mese. Si tratta di un'esercitazione teorica, mi chiarisce Alberto Zoli, un dirigente pubblico di qualità che guida il sistema di emergenza della Regione Lombardia. Stefano Merler, matematico della Fondazione Kessler, mi presenta tre potenziali scenari di impatto del coronavirus nel nostro Paese: uno più leggero, uno intermedio e uno più duro”. Poi Speranza ammette: “Ci sono, in quell’analisi, anche le prime tracce di misure che in seguito saranno affinate ed adottate: creare reparti e interi ospedali riservati ai pazienti Covid, sospendere le terapie consuete per evitare che i pazienti finiscano contagiati, ed altro”.

Il 20 febbraio Speranza ascolta la relazione di Merler e Zoli e si dice “toccato dalle cifre” esaminate. Certo sono scenari ipotetici, in contraddizione con le indicazioni dell’Oms e dell’Ecdc. Ma preoccupanti. Il “piano” (o “studio”, vedete voi) non viene però divulgato. Non tanto alla stampa, ma neppure ai governatori di Regione: resta chiuso nel cassetto e neppure oggi è dato sapere esattamente cosa vi fosse scritto sopra. Chi ne decise la segretezza? Secondo Speranza, “gli stessi estensori del documento”. Chi precisamente? Nel libro il ministro cita solo Zoli e Merler, dunque furono loro? Oppure l’intero gruppo di lavoro del Cts? Chi sono “gli estensori? Secondo quanto risulta al Giornale.it, invece, Zoli e Merler quando presentano il lavoro a Speranza firmano un patto di riservatezza così come si è soliti fare per tutti lavori del Comitato tecnico scientifico. “Solo il 4 marzo - si legge nel libro - il Cts ridiscuterà di quel documento in una versione più avanzata” (in realtà viene citato nei verbali del 24 febbraio, 2, 4 e 9 marzo).

Come noto sul “piano segreto” è nato un pandemonio, più per colpa del ministero che di chi prova a capirci qualcosa. “Non avrei mai immaginato - scrive Speranza - che a ridosso delle elezioni regionali di settembre si sarebbe fatto un gran parlare del presunto ‘piano segreto’ per alimentare una desolante polemica da campagna elettorale”. In realtà il “gran parlare” è più che giustificato. Perché tenere nascosto al Paese, e soprattutto ai governatori di Regione, uno documento così importante?

Prima di leggere il libro eravamo pervasi dalla convinzione che il ministro ne avrebbe approfittato per fare dovuta chiarezza. Invece non è così. Le incognite restano ancora tante. Cosa ha visto Speranza? Uno banale “studio” o un “piano” vero e proprio? Ciò di cui parla nel libro è lo studio Merler oppure il “Piano secretato” rivelato da Urbani? Propendiamo per la seconda ipotesi, per due motivi: primo, l’analisi di Merler non contiene “tracce di misure” per reagire, ma solo numeri matematici; secondo, sappiamo per certo - da fonte qualificata - che Zoli il 20 febbraio gli presentò un “piano” corposo e non lo studio Merler. Perché allora il ministero, e l’avvocatura di fronte al Tar, da tempo non fanno altro che citare il benedetto studio del ricercatore (leggi qui)?

In realtà, ciò su cui il libro avrebbe dovuto dare risposte sono i motivi che portarono gli esperti a tenere riservato quel lavoro. Si dice vi fosse paura della reazione che avrebbe prodotto nel Paese. Bene. Ma se l’obiettivo era quello di convincere gli italiani a prendere sul serio la pandemia, non sarebbe stato più corretto metterli di fronte ai crudi numeri? Tra il 20 febbraio (data in cui Speranza viene a conoscenza dei dati drammatici) e il 9 marzo (giorno del primo lockdown) passano diversi giorni. In mezzo ci sono gli aperitivi di Zingaretti, gli appelli di Beppe Sala, la richiesta di “aperture, aperture, aperture” di Matteo Salvini. Il Paese a un certo punto si convince che la crisi si possa risolvere un breve tempo, con pochi contagi. Così il governo, e i governatori, rimandano le misure drastiche. Un ritardo che è costato non poche vite, come ammette nel testo lo stesso ministro della Salute. Ma se a Zingaretti, Sala e Salvini si può perdonare quel sentimento per la mancata informazione sulla reale portata del problema, lo stesso non si può dire per l’intero governo. Roberto Speranza in testa.

Lui di sicuro quel “piano segreto” lo aveva letto tra febbraio e marzo. Conosceva i rischi cui il Paese andava incontro. Ha informato il premier? Lo ha spiegato agli altri ministri? L’ha detto ai capi delegazione, che avrebbero forse dovuto sconsigliare a Zingaretti di brindare alle riaperture? Il 27 febbraio, in Parlamento, Speranza in persona lanciò un messaggio tutt’altro che allarmista: "Nella stragrande maggioranza dei casi comporta sintomi molto lievi. Si guarisce rapidamente e spontaneamente nell’80% dei casi". Che senso aveva, alla luce delle previsioni presenti in quel documento?