L'inchiesta sul giordano filo Hamas Mohammad Hannoun ha segnato un prima e un dopo sul tema del finanziamento al terrorismo e a confermarlo sono le parole del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi durante l'informativa in aula alla Camera sulla vicenda. "È emerso come il gruppo delle persone indagate, alcune delle quali hanno evidenziato rapporti di affiliazione diretta con esponenti di spicco di Hamas, si avvalesse di propri referenti, appositamente dislocati sul territorio nazionale, per la raccolta di denaro in occasione di eventi religiosi e di manifestazioni pubbliche. Grazie, poi, all'efficace sistema di reti e di strutture fittizie, artatamente create con lo scopo di eludere gli ordinari meccanismi di controllo del circuito bancario e finanziario del credito, quello stesso gruppo risulta a sua volta essere riuscito a far pervenire ad esponenti di Hamas oltre 7 milioni di euro, con finalità di supporto all'azione della stessa organizzazione terroristica". Come sottolinea il titolare del Viminale, siamo difronte a quello che secondo l'ipotesi investigativa è "il capo della cellula italiana di Hamas. Dietro il linguaggio dell'umanitarismo e della religiosità, è emerso un sistema stabile di propaganda e finanziamento del terrorismo". Ed evidenzia come sia "stato squarciato il velo su attività che, dietro il paravento di iniziative in favore della popolazione palestinese, venivano sistematicamente dirottate verso strutture di Gaza riconducibili all'egida di Hamas, per finalità di terrorismo. È un dato su cui richiamo l'attenzione soprattutto di chi, in alcune occasioni, ha manifestato vicinanza acritica e puramente ideologica a personaggi coinvolti nell'indagine, sottovalutando, magari in buonafede, la delicatezza e la complessità di contesti". Ma da sinistra c'è chi dice di non voler prendere lezioni di questo tipo. C'è chi prova a smontare il quadro accusatorio sostenendo che ci sia stato l'aiuto di Israele nello svolgimento delle indagini. Ma viene completamente trascurato ciò che lo stesso capo delle associazioni dice in intercettazioni effettuate in Italia, viene dimenticato il fiume di denaro contante trovato, così come i vari passaggi di denaro che vedevano la Turchia come hub principale di transito. Un luogo che ha giocato un ruolo strategico in quello che è stato un vero e proprio cambio di assetto dell'invio di denaro da parte dell'Italia. Si tratta di un'attività investigativa che ha permesso di iscrivere nel registro degli indagati 27 posizioni, su un totale di oltre 50 individui d'interesse investigativo. Il ministro è poi intervenuto sulla questione dell'imam di Torino Mohamed Shahin, destinatario di un provvedimento di espulsione, poi liberato dai giudici del capoluogo piemontese che ora dovranno nuovamente esprimersi sulla sua posizione dopo che la Cassazione ha annullato con rinvio il procedimento aveva rimesso in libertà Shahin: "Sono stati ritenuti sussistenti i collegamenti tra tale soggetto ed esponenti delle associazioni pseudo-caritative ProPal facenti capo ad Hannoun". A ricordare le frequentazioni dei parlamentari della sinistra con Hannoun è stata Sara Kelany, la responsabile per l'immigrazione di FdI: "Come è stato possibile che una certa parte della politica non si sia accorta, nonostante lo avessimo segnalato da tempo, della pericolosità di questo soggetto? E perché Giuseppe Conte, che giusto ieri tuonava in quest'aula noi non siamo amici di Hamas, ancora non abbia detto una sola parola sulla sua deputata Ascari, che con Hannoun andava a braccetto in Medio Oriente fino a portarlo qui alla Camera dei Deputati?".
Questo in riferimento alle missioni della Ascari, deputata dei 5 Stelle, recatasi in Libano, Siria e Sud della Turchia con l'Abspp di Hannoun, l'associazione oggi al centro dell'inchiesta come veicolo per il denaro da destinare ai terroristi.