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Pil più alto: spunta il tesoretto. Ma la priorità diventa il Pnrr

Crescita verso l'1%. Unimpresa: "Subito giù le tasse". Si valuta di selezionare solo i progetti realizzabili

Pil più alto: spunta il tesoretto. Ma la priorità diventa il Pnrr

Pil italiano potrebbe sfiorare l'1% di crescita nel 2023. La revisione al rialzo delle stime sull'economia italiana annunciata dal ministro dell'Economia Giancarlo Giorgetti sarà di 2-3 decimali rispetto allo 0,6% previsto al momento della manovra. Se così sarà, qualcuno ipotizza già una sorta di tesoretto da sfruttare come si deve. Perché il governo si troverà nella condizione di avere maggiori spazi di manovra sul fronte dei conti pubblici: una situazione che, per Unimpresa - l'associazione di imprese dei diversi settori produttivi, commericali e di servizi - dovrà essere sfruttata per anticipare la riduzione della pressione fiscale sia per le imprese sia per le famiglie. Lo ha detto la presidente di Unimpresa, Giovanna Ferrara.

«Il quadro macroeconomico - dice Ferrara - è notevolmente cambiato e in particolare si è affievolita la speculazione sui prezzi dei prodotti energetici e di quelli delle materie prime. Tutto ciò ha consentito alle imprese di mutare in positivo budget di spesa e previsioni di fatturato per quest'anno. Tale situazione non cancella la necessità di procedere con le più importanti riforme strutturali, a cominciare dall'abbattimento del carico tributario che andrebbe avviato con provvedimenti straordinari, prima dell'estate».

Per ora si sa solo che dopo Pasqua, nel Consiglio dei ministri dovrebbe approdare il Documento di economia e Finanza (Def). Dove il miglioramento delle previsioni per il 2023, di cui ha parlato Giorgetti dovrebbe riflettersi nell'obiettivo di crescita che dovrebbe alzarsi da 0,6 a +0,8/0,9 per cento. Ma certo, detto che l'economia marcia meglio del previsto, al momento, più che le tasse a tenere sotto pressione il governo è il Pnrr. Anche su questo (così come sulla questione migranti) la premier Giorgia Meloni farà un punto domani.

Ora l'esecutivo è in una fase di valutazione: da un lato si cercano di superare le osservazioni della Commissione europea sugli obiettivi di fine 2022, così da sbloccare la terza tranche di pagamenti, e dall'altro si sta facendo una ricognizione per individuare i progetti che difficilmente potrebbero essere completati a fine 2026, concentrandosi su quelli prioritari. Resta in bilico lo stadio di Firenze, meno incerta sarebbe la situazione del Bosco dello sport di Venezia. Oltre a questi due progetti, Bruxelles ha acceso un faro anche sulle concessioni portuali e sul bando per il teleriscaldamento: il negoziato è in corso. Di certo, è il ragionamento che si fa nel governo, non si toccano i progetti che riguardano la sicurezza energetica, le infrastrutture di trasporti e quelle digitali.

Per mettere al sicuro il Pnrr, si lavora anche a potenziare la PA La messa a terra del Piano ha messo sotto stress la struttura burocratica della pubblica amministrazione, che «probabilmente non era e non è all'altezza di sostenere questo tipo di choc di domanda», per dirla con Giorgetti, che nel fine settimana ha annunciato misure per «migliorare l'organizzazione della struttura della Pubblica amministrazione per il Pnrr». Si sta lavorando a un provvedimento, che potrebbe approdare in Consiglio dei ministri giovedì.

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