Leggi il settimanale
Aggiornato alle ore 05:41
Governo

Pirateria tv, insieme ai vertici delle telco rischiano anche i dirigenti di Google & Co

Fino a un anno di carcere per omessa denuncia di irregolarità relativa alla violazione dei diritti. Microsoft e Amazon sotto tiro

La traduzione simultanea di Google, fantascienza diventata realtà

Una nuova stretta contro la pirateria audiovisiva, soprattutto quella riguardante le partite di calcio viste di straforo con l'odiatissimo (dai broadcaster) «pezzotto», cioè il decoder taroccato che intercetta i segnali in streaming di Sky e Dazn (giusto per limitarsi a Serie A e Champions League) e consente di guardare le partite senza abbonamento. Tentativo lodevole considerate le perdite inflitte a chi ha acquistato regolarmente i diritti, ma questa volta la maggioranza con un emendamento al dl Omnibus ha un po' «esagerato» nel senso che la pena si estende a tutti o quasi i fornitori di servizi Internet.

La legge antipirateria del 2023 stabilisce una pena fino a 3 anni di carcere per chi trasmette illegalmente e una multa fino a 5mila euro i fruitori. Ora non saranno solo gli operatori tlc a essere chiamati in causa, ma anche «i fornitori di servizi di Vpn e quelli di Dns pubblicamente disponibili ovunque residenti ed ovunque localizzati» nonché motori di ricerca e colossi del web. Che cosa significa per chi è meno avvezzo alle nuove tecnologie? Che dovranno risponderne anche i virtual private network (Vpn acronimo di rete privata locale, ossia i fornitori di protezione dati delle reti). La loro funzione, in molti casi, è anche quello di cambiare l'indirizzo del dispositivo o del server che si connette a una rete, magari indirizzandolo su un Paese diverso da quello dov'è situato fisicamente il dispositivo. Questo consente di accedere anche a contenuti protetti in base al Paese di collegamento. Questo meccanismo è sfruttato da molti siti che trasmettono le partite illegalmente. Lo stesso vale per i Dns (domain name server) che spostano virtualmente gli host che ospitano i server nei quali si immagazzinano i dati da trasmettere per la visione dei match. Costoro dovranno essere ricompresi nell'elenco Agcom dei soggetti passibili di provvedimenti di sospensione.

In secondo luogo - ed è questo il fatto più grave - rischiano fino a un anno di carcere per «omessa segnalazione» i prestatori di servizi di accesso alla rete «che vengano a conoscenza di fatti penalmente rilevanti». In altre parole, i motori di ricerca come Google e Bing di Microsoft, le reti di distribuzione dei contenuti messi a disposizione da piattaforme come Amazon Web Services, hanno un ruolo e quindi anche i loro dirigenti sono chiamati a rispondere potenzialmente con il carcere a presunte violazioni. Quindi immaginate quanto questa disposizione possa far venire voglia di investire in Italia a persone come Jeff Bezos, Bill Gates e il capo di Google, Sundar Pichai. Forse vale la pena di ripensarci.

Commenti

I commenti non sono al momento disponibili e saranno ripristinati non appena possibile. Grazie per la pazienza.