Il pm chiede nove mesi per l'ex sindaco Appendino

"Hanno volutamente omesso di iscrivere il debito da 5 milioni di euro nel bilancio e tratto in inganno i revisori dei conti, hanno giocato come il gatto con i topi perché altrimenti sarebbero andati incontro a una catastrofe contabile"

Il pm chiede nove mesi per l'ex sindaco Appendino

«Hanno volutamente omesso di iscrivere il debito da 5 milioni di euro nel bilancio e tratto in inganno i revisori dei conti, hanno giocato come il gatto con i topi perché altrimenti sarebbero andati incontro a una catastrofe contabile». Con queste parole il pm Giancarlo Avenati Bassi della procura generale di Torino, ha chiesto per Chiara Appendino - ex sindaco del capoluogo piemontese - una condanna a nove mesi di carcere per il reato di falso in bilancio. Una richiesta che aumenta di tre mesi quella scaturita dopo il primo grado.

La vicenda riguarda il mancato inserimento nel bilancio di un debito di 5 milioni contratto dal Comune nei confronti della Ream - società immobiliare della fondazione Crt - al fine di pareggiare i conti. La società aveva opzionato l'acquisto di un'area in centro città per la costruzione di una biblioteca prima e di un supermercato poi, versando appunto la caparra di 5 milioni alla precedente giunta Fassino. Successivamente, però, rinunciò all'investimento e dunque avrebbe dovuto rientrare del debito nel 2017. Ma Appendino e la sua giunta presero tempo e per i pm quel debito non fu iscritto correttamente, ma posticipato al 2018 proprio per non far sprofondare in rosso il bilancio. «Si sono presi la responsabilità - ha aggiunto il pm - di navigare con una barca infrangendo il codice della navigazione per evitare che affondasse». Sempre secondo la procura generale gli imputati - alla sbarra oltre all'ex sindaco 5 Stelle, sono finiti anche l'ex assessore al bilancio Sergio Rolando, condannato in primo grado a sei mesi e l'ex capo di gabinetto Paolo Giordana, al quale sono stati inflitti otto mesi - avrebbero avuto «piena consapevolezza dei problemi relativi a quel debito». Avevano un movente: mantenere l'equilibrio del bilancio perché i conti erano preoccupanti e loro avevano questa angoscia. Altrimenti avrebbero dovuto chiudere dei servizi fondamentali».

In aula Chiara Appendino - difesa dagli avvocati Luigi Chiappero e Luigi Giuliano - si è difesa con forza, spiegando di non sapere di aver commesso un reato. «Nel 2016 nessuno mi ha segnalato un problema: nessuno mi ha mai detto che con quella manovra stavo commettendo un falso». Mentre nel 2017 «c'è stato un errore di comunicazione con i revisori di cui mi assumo in parte la responsabilità, ma è pure colpa loro», perché l'ex sindaca ha precisato che «non sono stati costretti a correggere il loro parere» sul debito Ream. E sul «disastro contabile» del quale parla la procura, ha ribadito: «Escludo tale ipotesi e anzi confermo la piena capienza delle casse comunali a far fronte al debito Ream di 5 milioni».

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