I pm contro il braccio destro di Speranza

L'indagine su report Oms e piano pandemico sfiora il capo di gabinetto Zaccardi

Pm contro il braccio destro di Speranza

Il ministro della Salute Roberto Speranza poteva non essere informato dal suo capo di gabinetto Goffredo Zaccardi della volontà di affossare il rapporto Oms che inchiodava l'Italia alla sua pessima gestione della pandemia? La domanda andrebbe fatta a lui (e il Giornale l'ha fatto più volte), ma nessuno finora ha risposto. Dalle chat captate dalla Procura di Bergamo tra l'ex direttore vicario dell'Oms Ranieri Guerra, il presidente dell'Iss Silvio Brusaferro e lo stesso Zaccardi sappiamo che quest'ultimo chiese a Guerra di affossare il report scritto dai ricercatori guidati da Francesco Zambon, ritrovato a settembre da Robert Lingard, consulente dei legali che difendono i familiari delle vittime della Bergamasca. Ed è per questo che Guerra è accusato di false dichiarazioni ai pm.

Ma Speranza sapeva? Se l'è chiesto anche la procuratrice aggiunta di Bergamo Maria Cristina Rota, che indaga per epidemia colposa. «Immagino che sia dovere del capo di gabinetto e dei collaboratori di riferire al ministro - risponde a Radio 24 - ma non posso escludere che qualche omessa comunicazione ci sia stata». È plausibile pensare che il prossimo avviso di garanzia colpisca Zaccardi, braccio destro di Speranza? Sì, stando anche a quanto è trapelato - fonte Corriere della Sera edizione Bergamo - dall'analisi delle migliaia di pagine che contengono tutte le conversazioni interne a ministero della Salute, Istituto superiore di Sanità e Cts, acquisite per conto dei pm dalla Guardia di Finanza su telefonini e computer nei giorni caldi della pandemia. Sms, mail e chat e che contraddirebbero la versione ufficiale data ai pm. Per fugare i dubbi i pm potrebbero interrogare proprio Zaccardi, finora mai sentito.

Ma perché il report Oms è stato fatto sparire 24 ore dopo la sua pubblicazione, esattamente il 14 maggio? In quei giorni si discuteva della risoluzione sul bilancio pluriennale europeo e soprattutto sulle risorse del Recovery fund da destinare ai Paesi europei più colpiti dalla pandemia. Il 15 si incontra l'Eurogruppo, il 18 Francia e Germania chiedono subito 500 miliardi per rilanciare l'economia (alla fine saranno 750). L'Italia, come sappiamo, alla fine ne porterà a casa circa 200, quasi il 28% dell'intera torta. Ma se il report Oms che accusava l'Italia sul piano pandemico e smentiva le auto osservazioni del 2017, fosse arrivato sulla scrivania dei governi cosiddetti «frugali» come Austria, Paesi Bassi, Danimarca e Svezia, il trattamento riservato all'Italia sarebbe stato lo stesso? Non è escluso che su questo strano tempismo si sia accesa una lampadina in Procura.

Peraltro, è opportuno ricordare che il piano pandemico non è soltanto un elenco di buone intenzioni. In alcuni Paesi misure come i ristori e la cassa integrazione sono scattati immediatamente perché erano previsti dal piano pandemico, così come alcuni accantonamenti di risorse. Lo conferma al Giornale il direttore del Centro Studi Fiscal Focus, Antonio Gigliotti, autore del libro Caos-19, che ha già lanciato una class action contro il ministero della Salute: «I ristori sono irrisori rispetto alle perdite che gli imprenditori hanno dovuto subire. Non avevano mai pianificato quanto budget avrebbero dovuto accantonare per sostenere le perdite delle imprese».

Intanto il 28 aprile si voteranno le mozioni di sfiducia presentati da Gianluigi Paragone, ex grillini e Fdi, mentre la sinistra e il Pd continuano a sviolinare parole di elogio per Speranza. «La sfiducia è solo una bandierina della destra, una danza macabra sulla pelle delle persone» dice Arturo Scotto di Articolo Uno. Ma se l'inchiesta arrivasse al suo braccio destro? Per Speranza sarebbe un crescendo. Di violini e guai.

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