Pochi medici, ospedali in crisi In corsia arrivano i neolaureati

Ipotesi del governo: abilitare gli studenti senza specialità La Lombardia «chiama» dottori da Cuba e dal Venezuela

Pochi medici, ospedali in crisi In corsia arrivano i neolaureati

Abilitati e spediti in corsia senza abilitazione. Se in tempi di pace la carenza dei medici era un grave problema, in tempi di guerra al coronavirus è diventata un dramma. E così dopo aver richiamato al fronte pensionati e specializzandi ora si pensa a recuperare subito i neolaureati senza aspettare l'abilitazione: basterà la laurea. La proposta parte dal governo e precisamente dal ministro dell'Università, Gaetano Manfredi. Nella bozza che non è detto resti invariata nel passaggio dal consiglio dei ministri si prevede che «in via di prima applicazione, i candidati della seconda sessione (anno 2019) degli esami di Stato di abilitazione all'esercizio della professione di medico-chirurgo, che abbiano già conseguito il giudizio di idoneità nel corso del tirocinio pratico-valutativo, siano abilitati all'esercizio della professione, resta ferma la facoltà di concludere gli studi, secondo l'ordinamento didattico previgente, con il conseguimento del solo titolo accademico».

Previsto poi che «i laureati in Medicina e Chirurgia, il cui tirocinio non è svolto all'interno del Corso di studi, si abilitano all'esercizio della professione di medico-chirurgo con il conseguimento della valutazione del tirocinio». Si tratta di una norma «necessaria e urgente» per poter «disporre quanto prima di medici abilitati» dettata «dalle oggettive condizioni di difficoltà con le quali verrebbe svolta la prova di esame di abilitazione da tenersi in data unica su tutto il territorio nazionale la quale, non a caso, è già stata oggetto di un rinvio in considerazione dello stato emergenziale in cui versa il Paese». Inizialmente infatti era stata concessa una deroga per tenere comunque la sessione dei laureati in attesa di abilitazione il 7 aprile. Ma poi il precipitare degli eventi e l'aggravamento dell'epidemia ha cancellato tutto. Si osserva pure che in effetti si stava già valutando questa scelta da quando il tirocinio pratico è stato inserito nel corso di laurea: ancora di più in questa situazione di emergenza si pensa che «l'esame finale di laurea possa ricomprendere già quella valutazione circa la capacità all'esercizio della professione di medico, come peraltro è testimoniato dalla bassissima percentuale di bocciati all'esame d'abilitazione».

Peccato però che alla fine si decida di farlo soltanto quando ci si trova davanti ad una drammatica emergenza e il sospetto che si voglia mandare in corsia medici che non sono affatto pronti mettendo ancor più a rischio la salute sia dei medici sia dei pazienti è più che legittimo visto che dal settore sanità dall'inizio dell'emergenza gli operatori lamentano pesantissime carenze da parte dell'amministrazione che in molti casi li manda allo sbaraglio senza neanche le mascherine, come denuncia Filippo Anelli, presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei medici. «Secondo i dati diffusi dall'Istituto Superiore di Sanità, è salito a 1423 il numero degli operatori sanitari contagiati dal nuovo Coronavirus, 307 in più in un giorno - spiega Anelli -. Nella provincia di Bergamo, i medici di medicina generale ammalati o comunque in quarantena sono saliti a 85, 14 in più rispetto a ieri, e per 11 di loro non si trova un sostituto. Per i colleghi ospedalieri continuiamo, invece, a non avere dati certi».

Sempre sul fronte della carenza medici il problema è stato posto con forza dall'assessore lombardo al Welfare, Giulio Gallera. Non è facile infatti rispondere ad un bisogno di professionisti altamente specializzati come sono i medici che operano nella medicina d'emergenza: non ci si improvvisa rianimatori. Dunque Gallera ha già preso contatto con esperti soprattutto per la terapia intensiva provenienti dall'estero - nel corso di una conferenza stampa l'assessore ha esplicitamente fatto riferimento a Paesi come la Cina, il Venezuela e Cuba - ai quali verrà offerta ovviamente anche l'ospitalità in deroga alla regola dell'iscrizione all'albo nazionale.