Politica sorda, popolo muto e Paese cieco

Lo dice il luogo comune, ai ballottaggi delle amministrative vanno a votare meno persone del primo turno

Politica sorda, popolo muto e Paese cieco

Lo dice il luogo comune, ai ballottaggi delle amministrative vanno a votare meno persone del primo turno. Ma oltre il luogo comune c'è il potere degli eventi. Se già al primo turno gli elettori erano pochi e i dati sull'affluenza di oggi e domani verranno confermati in sostanza (alle 19 era ferma al 26,71%) si pone un bel problema per la democrazia. Chiunque vincerà avrà vinto meno del cosiddetto partito degli astenuti. Un segnale minaccioso per la politica tutta, pacificata, in negativo, per il suo scarso fascino verso i cittadini. Ah, benedetti cittadini, sempre citati e mai compresi davvero, cosa avranno voluto dirci? Che le fragilità di Morisi messe in piazza e le inchieste a orologeria non li appassionano. Che i programmi e i candidati non sono stati in grado di farli uscire da casa, non sono stati ritenuti in grado di poter cambiare la loro realtà.

La realtà di cui parliamo è quella di un Paese che sta uscendo con successo ma tra mille problemi dalla pandemia. Uno tsunami che ha riportato al centro la persona e i suoi bisogni, dal lavoro alla qualità dell'habitat, e invece la campagna elettorale che fa? Il mainstream è stato dominato dal reportage di un sito web che sente l'urgenza della pubblicazione a ridosso del primo turno e ricorre alla forza della vecchia tv generalista per il film a puntate (così da coprire anche il secondo turno) sul pericolo del nuovo fascismo, ovviamente nei partiti della destra che sono al 20% nei sondaggi nazionali. Poi l'irruzione nella sede della Cgil e la conseguente richiesta da parte della sinistra di chiudere Forza nuova ma anche Fratelli d'Italia. Nonostante Mattarella ci abbia messo una pietra tombale, preoccupati sì, angosciati no, il tormentone va avanti. Se uno vive nella periferia di una grande città, e la più grande, Roma, deve esprimere il suo sindaco domani, che gliene frega di questa nostalgia del Novecento quando nel 2021, tra i vari diritti negati, non ha neanche quello alla mobilità?

Contro la cancel culture, l'annientamento dell'altro, si è schierato il più grande intellettuale americano, Chomsky, il primo che aveva parlato di democrazia rappresentativa malata quando un elettore yankee su due non si fidava più né dei democratici, né dei repubblicani. Da noi chi ha vinto al primo turno con oltre il 50% dei voti di meno del 50% dei votanti, rappresenta circa un quarto dei suoi cittadini. Questa sera la voce simbolica del popolo sarà ancora più lieve.

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