Il Cpac, la principale conferenza dei conservatori mondiale, torna in Texas a Dallas in un'edizione sui generis tra guerra in Iran e le mid term di novembre. Il convitato di pietra dell'evento è proprio il conflitto in Iran con la base Maga che ostenta unità attorno al presidente Trump anche se non mancano i distinguo.
Camminando tra i corridoi del grande centro congressi alle porte di Dallas tra cappellini rossi, bandiere americane in ogni angolo, magliette con aquile e il volto di Trump, il popolo Maga è arrivato da ogni angolo degli Stati Uniti per ascoltare i propri beniamini. "Non c'è nessuna divisione nella base Maga - ci racconta John, un attivista repubblicano del Texas - sono solo bugie dei mainstream media". Andrew, un supporter di Trump che indossa un cappellino e una maglietta rossa con scritto "Make America Great Again" aggiunge: "Abbiamo fiducia nel presidente Trump, lui sa quello che fa". Il sentimento prevalente è la fiducia, quasi fideistica, verso il commander in chief anche se per la prima volta da quando è stato rieletto presidente ci sono voci non concordi sull'intervento militare contro Teheran. Si tratta di posizioni minoritarie nella base Maga ma le cose potrebbero cambiare se la guerra dovesse durare a lungo e avere conseguenze economiche per i cittadini americani come l'aumento dei prezzi.
Il conflitto in Iran fa emergere anche altri elementi inediti nella destra repubblicana. Da un lato la divisione generazionale tra i giovani più legati al mondo dei podcast e degli influencer critici verso la guerra e gli adulti più favorevoli. C'è poi il paradosso di riviste e personalità legate al mondo repubblicano tradizionale in passato critiche verso Trump che oggi invece supportano la sua decisione di attaccare Teheran. Emblematico il caso della rivista National Review che ha pubblicato un editoriale intitolato "I successi della guerra in Iran di cui non vogliono tu senta parlare" di Noah Rothman mentre The American Conservative critica l'intervento. Paul McCarthy, Senior Research Fellow, European Affairs dell'Heritage Foundation spiega a Il Giornale le motivazioni che hanno portato al conflitto: "L'intervento militare nasce per eliminare l'Iran come un pericolo in particolare per le sue capacità missilistiche e la sua abilità di aiutare i proxy nell'area".
Intanto ieri sono intervenuti al Cpac alcuni nomi noti del mondo repubblicano tra cui il governatore del Texas Greg Abbott e Steve Bannon insieme al figlio dello Scià dell'Iran Reza Pahlavi. Proprio per la sua presenza ci sono numerosi iraniani che improvvisano sit in a favore dello scià invocando il "cambio di regime per l'Iran" e ringraziando Trump e Netanyahu. Tra gli ospiti internazionali a Dallas è presente anche una nutrita delegazione dell'Ecr guidata dal Presidente Mateusz Morawiecki e dal Vicepresidente di Ecr Carlo Fidanza con anche vari parlamentari italiani.
Come spiega l'onorevole Antonio Giordano, segretario generale dell'Ecr: "Crediamo con forza nel rapporto strategico tra Europa e Stati Uniti: il Partito dei Conservatori europei mantiene una solida e naturale vicinanza al Partito Repubblicano, al di là delle contingenze e delle diverse fasi politiche. I veri partner si riconoscono proprio nella continuità del rapporto, non nelle convenienze del momento".
Presente anche una delegazione del gruppo europeo dei Patrioti e della Lega con il vicesegretario federale Silvia Sardone: "È importante esserci per confrontarci sui diversi temi che ci uniscono, sulla difesa dei nostri valori e della nostra identità, sulla sicurezza e sull'immigrazione".Oggi è prevista la giornata conclusiva del Cpac e non dovrebbe essere previsto un intervento di Donald Trump anche se potrebbe parlare il vicepresidente JD Vance.