Più va vanti il conflitto più le scuse dei vertici iraniani ai Paesi del Golfo per i continui attacchi, sembrano un patetico tentativo di evitare ritorsioni. La strategia del caos di Teheran infatti va avanti senza sosta, con droni e missili contro diversi stati, dal Bahrein all'Iraq, dagli Emirati a Dubai, mettendo nel mirino obiettivi dichiarati come le ambasciate americane ma anche, e questo è un salto di qualità nel conflitto, anche obiettivi economici come raffinerie e banche.
A Baghdad è stata colpita da due droni l'ambasciata statunitense. L'entità dei danni e le possibile vittime dell'attacco non sono state comunicate ufficialmente ma un video mostra fumo e fiamme partite da un edificio vicino al compound dell'ambasciata. Nel mirino dei pasdaran anche tre filiali della banca statunitense "Citibank", a Dubai e a Manama, la capitale del Bahrein, finite anche in questo caso sotto attacco di alcuni droni, arma che si conferma la più diffusa e pericolosa del conflitto. Un altro drone, ha colpito il loro consolato degli Emirati arabi a Erbil, nel Kurdistan iracheno, causando il ferimento di due persone. "Ferma condanna e denuncia il vile attacco terroristico condotto con un drone contro il nostro consolato, colpito per la seconda volta in una settimana", dicono le autorità emiratine. Gli stessi emirati, fanno sapere che Teheran ha lanciato nove missili e 33 droni soltanto ieri. Dal 28 febbraio sarebbero già 1.600 i droni, 294 missili balistici e 15 quelli da crociera lanciati contro il Paese con la conseguenza della morte di sei persone con 141 feriti. Alla faccia delle scuse ai vicini, fumo nero è stato segnalato al porto di Fujairah, un maxi-impianto di stoccaggio di petrolio, colpito da un drone, con le Forze armate iraniane che hanno avvisato: "I porti sono obiettivi legittimi", esortando la popolazione ad allontanarsi. "È nostro diritto colpire i missili nemici americani situati nei porti, nei moli e nei nascondigli dell'esercito americano negli Emirati", ha dichiarato Teheran in una nota ufficiale. "L'esercito statunitense ha preso di mira porti, banchine e bunker e ha effettuato attacchi missilistici contro le isole iraniane di Abu Musa e Kharg", si legge ancora, parlando di rappresaglia. La minaccia iraniana, si estende anche agli impianti di società statunitensi in tutto il Medioriente. Il ministro degli Esteri di Teheran Abbas Araghchi attacca. "L'Iran risponderà a qualsiasi attacco contro le sue infrastrutture energetiche, le nostre forze prenderanno di mira gli impianti delle società statunitensi nella regione o le società in cui gli Stati Uniti detengono partecipazioni".
La strategia del caos nel Golfo non si ferma agli Emirati. La Giordania ha comunicato di aver intercettato 79 degli 85 droni iraniani lanciati questa settimana mentre altri 5 e un missile sono precipitati in territorio giordano. Le autorità del Qatar hanno fatto sapere di aver intercettato due missili e di aver fatto evacuare diverse aree strategiche di Dubai come "misura precauzionale temporanea". Il capo della marina dei Pasdaran iraniani, ammiraglio Alireza Tangsiri, ha dichiarato di aver lanciato "diverse ondate consecutive" contro le basi militari americane di al-Dhafra ad Abu Dhabi e di Sheikh Isa in Bahrein, dove si trovano sistemi radar Patriot, aerei e serbatoi di carburante per velivoli.
Mentre il presidente americano Donald Trump nega il blitz contro cinque aerei cisterna in una base in Arabia Saudita, un soldato dell'Unifil è rimasto "leggermente ferito" a Meiss ej Jebel, in Libano, colpito dal fuoco "di mitragliatrice pesante". Ulteriore conferma che le scuse dei giorni scorsi valgono meno di nulla e il conflitto continua a interessare tutta la Regione.