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Il campo largo senza linea esplode. E sulle primarie è tutti contro tutti

Posizioni diverse su tutto ma Conte si vede premier la Schlein vuole la sfida ai gazebo per la leadership mentre Manfredi e Salis si offrono come federatori

Il campo largo senza linea esplode. E sulle primarie è tutti contro tutti
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Tutti contro tutti. Una linea comune non c'è. La navigazione del campo largo è agitata. Primarie? Perché no? dice Giuseppe Conte. "Ci vuole altro per costruire la coalizione", sostiene Rosi Bindi in un'intervista alla Stampa. E ancora, si domanda Stefano Ceccanti, costituzionalista e anima del mondo riformista: "Come fai a partire dalle primarie senza che sul punto della politica estera ci sia certa chiarezza? Un requisito delle primarie è che ci sia omogeneità nella coalizione".

E oggi l'omogeneità non c'è. Bastava sentire giovedì Stefano Patuanelli a Radio24 per capirlo: "Credo che con noi al governo ci fermeremo con gli aiuti militari all'Ucraina". Insomma, come profetizza Osvaldo Napoli della segreteria politica di Azione, il rischio è "che le forze di sinistra siano focalizzate sulla vittoria elettorale e non sul governo del Paese".

E se una linea comune non c'è, la fase di incertezza impone che ogni attore reciti un proprio canovaccio. Conte, ad esempio, sogna Palazzo Chigi. Si muove già da candidato premier del centrosinistra, ha annunciato "gli spazi di democrazia" per le prossime settimane, oltre cento incontri in giro per lo Stivale.

L'avvocato del popolo è stato due volte presidente del Consiglio. E non è un mistero che goda della stima di un pezzo consistente del gruppo dirigente del Pd. La sua popolarità ha raggiunto il massimo nell'era Covid e oggi è ancora diffusa come dimostrano i sondaggi che lo vedono favorito su Elly Schlein. E se non riesce a divenire il front runner del centrosinistra, è pronto a chiedere per sé la presidenza del Senato, postazione strategica con vista Quirinale. Dettaglio: Alessandro Goracci, ex capo di gabinetto di Conte a Palazzo Chigi, oggi è vice segretario generale a Palazzo Madama. Controindicazioni: Conte dovrà vedersela con Renzi e Calenda. Non a caso proprio quest'ultimo ieri ha postato su X: "Sei inadatto a ridiventare presidente del Consiglio". Ecco quindi Elly Schlein che vorrebbe sfidare ai gazebo Giuseppe Conte. Il cerchio magico della segretaria non ha dubbi: "O si fanno le primarie o si segue il metodo del centrodestra, cioè si sceglie il leader del partito più votato". Al Nazareno c'è chi vorrebbe farla ragionare e le dice: "Se noi ci approcciamo come i predestinati rischiamo di prendere una tranvata". I grandi vecchi del Pd sostengono che prima di ogni cosa bisognerà discutere il programma e sarebbe opportuno individuare un "federatore" sul modello di Romano Prodi. D'altro canto, il Professore è stato l'ultimo ad aver vinto le elezioni politiche. Correva l'anno 2006.

In quota "federatore" si staglia il profilo di Gaetano Manfredi, sindaco del capoluogo campano, che non ha mai nascosto di avere ambizioni di leadership nazionale. Stimato sia dal Nazareno che da Conte, essendo stato uno dei ministri del suo secondo governo, viene considerato il ponte tra il M5s e il Pd. Chi ha la medesima aspirazione è Silvia Salis, oggi prima cittadina di Genova. Salis non vuole sentire parlare di primarie perché le ritiene uno strumento "divisivo". Qualche giorno fa ha avuto un incontro con Dario Franceschini. Ed è la ragione per cui potrebbe essere estratta dal cilindro dal Pd come profilo in grado di tenere insieme tutte le anime della coalizione. Infine, c'è l'ex capo della polizia Franco Gabrielli, civil servant caldeggiato dal playmaker Matteo Renzi.

Di tutto questo forse si parlerà domenica all'Eur dove si ritroveranno gli ex Dc - fra gli altri ci saranno Dario Franceschini e Pier Ferdinando Casini - per ricordare i 50 anni dal congresso che portò Benigno Zaccagnini alla segreteria della Dc. Chissà se la saggezza diccì riuscirà a far ritrovare una linea comune.

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