Un premio alla carriera, una voce graffiante, da soul. Ma anche una voce "fuori dal coro" perché favorevole alla riforma Nordio. Anziano ma progressista. "Per cambiare le cose che non vanno". E sarà Sì, al prossimo referendum sulla magistratura. "Mi sono innamorato così tanto del Festival di Sanremo che ci sono andato tredici volte". Quando parla, Fausto Leali ha la stessa forza che mette nelle sue canzoni e non è un caso che ieri sera Carlo Conti gli abbia consegnato il Premio alla Carriera sul palco dell'Ariston. Lui con Caterina Caselli e Mogol. L'ennesima consacrazione di una storia musicale che ha pochi eguali in Italia e, soprattutto, pochi ne avrà in futuro visto che la prima canzone di Fausto Leali (ancora con il nome d'arte Fausto Denis) è di 65 anni fa. Poi sono arrivati i capolavori che tutti cantano ancora oggi, da A chi a Ti lascerò. Ora che di anni ne ha 81, compiuti a ottobre, fa un bilancio dei suoi primi sei decenni di carriera.
A 14 anni ha iniziato a prendere le prime lezioni di chitarra. Si sarebbe mai immaginato di prendere il Premio alla Carriera a Sanremo?
"Ma va, sono cose che non si pensano all'inizio. Però sono estremamente orgoglioso del fatto che Carlo Conti mi abbia scelto e che mi abbia consegnato questo premio proprio all'Ariston, che è il posto dove tutto sommato la mia carriera è esplosa".
Non a caso è uno degli artisti che ci ha partecipato di più.
"E ci sono venuto anche un paio di volte da ospite".
Com'è iniziato tutto?
"A Sanremo sono entrato dalla porta principale perché avevo appena avuto il grande successo di A chi, con cui ho venduto oltre quattro milioni di copie nel mondo e ho vinto la Mostra internazionale di musica leggera di Venezia del 1967".
Quindi il primo Festival.
"Nel 1968. Cantavo Deborah, un pezzo scritto anche da Paolo Conte e suo fratello Giorgio. Arrivai quarto ma di quella canzone si innamorò anche il grande Wilson Pickett, che ne fece anche una sua versione. Diventammo così amici che fu anche il padrino di mia figlia che non a caso si chiama Deborah, nata il 30 gennaio 1969".
In quegli stessi giorni Pickett cantava qui a Sanremo con Lucio Battisti il brano Un'avventura.
"C'ero anche io al Festival, avevo la canzone Un'ora fa".
Fausto Leali allora veniva chiamato "il negro bianco" per la forza impetuosa della voce.
"E io sono contento che adesso, nonostante l'abbia usata così tanto, la mia voce non mi abbia ancora abbandonato. E dire che non mi risparmio neanche con i concerti".
Quanti ne fa ogni anno?
"Direi tra i sessanta e settanta all'anno, dipende dai periodi".
È un simbolo della canzone d'autore, ha appena preso un premio alla carriera sognato da tutti gli artisti e conosce l'Italia meglio di tanti altri. È un osservatore di grande esperienza. Tra poco ci sarà un referendum del quale si discute molto.
"Penso che tutti siano in grado di vedere e capire quando ci sono delle cose che non vanno. E quindi si deve provare a migliorarle. Io penso che questo referendum possa portare a un miglioramento".
Quindi voterà sì?
"Credo proprio di sì".