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Premio sui rimpatri, barricate a sinistra

Scontro sugli incentivi ai legali che seguono le pratiche. Insorge il Consiglio forense

Premio sui rimpatri, barricate a sinistra
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Il terreno dello scontro politico si sposta sui rimpatri e finisce per coinvolgere anche l'avvocatura. Il nuovo capitolo del decreto Sicurezza approvato venerdì al Senato riaccende le critiche della sinistra e apre un fronte inatteso con il Consiglio nazionale forense. Al centro c'è la norma che punta a incentivare i rimpatri volontari dei migranti: un contributo da 615 euro destinato agli avvocati che seguono le pratiche, riconosciuto però solo a rientro effettivamente avvenuto. Una misura inserita nel provvedimento attraverso un emendamento di maggioranza e pensata per dare impulso a un meccanismo che finora ha faticato a decollare.

Nel testo compare anche il coinvolgimento diretto del Consiglio nazionale forense, chiamato a collaborare con il ministero dell'Interno sia sul piano operativo sia nella gestione dei contributi. Ma proprio da qui nasce la frattura. L'organismo si sfila con una presa di posizione netta: non sarebbe mai stato informato "né prima della presentazione dell'emendamento, né durante il suo iter parlamentare, né dopo la sua approvazione". E chiede che "il Parlamento intervenga per eliminarne ogni coinvolgimento, sottolineando che le attività previste non rientrano tra le proprie competenze istituzionali".

Sulla stessa linea il sindacato degli avvocati, che annuncia iniziative di mobilitazione. Resta compatto il "no" al pacchetto Sicurezza da parte della sinistra, che parla apertamente di "legge liberticida", soprattutto in relazione alle norme su cortei e tutele legali agli agenti. E in questo quadro, l'articolo sui rimpatri si inserisce tra i punti più contestati. "Un incentivo ai legali per la remigrazione dei loro assistiti" l'affondo di Debora Serracchiani, responsabile Giustizia nella segreteria nazionale Pd. Più dura la critica di Riccardo Magi, che parla di "una taglia, tipo selvaggio West" e di una misura "totalmente incostituzionale", arrivando a evocare scenari da "Ice di Trump". Da qui la richiesta del segretario di +Europa di un incontro urgente con il presidente della Repubblica Sergio Mattarella su un decreto che, sostiene, incide su "temi delicatissimi, libertà personali e diritti fondamentali".

La replica di Fdi è affidata alla deputata Marta Schifone, responsabile del Dipartimento professioni: "Il Pd scopre oggi il valore istituzionale del CNF, organismo apicale dell'Avvocatura, categoria di rilevanza costituzionale. Peccato che questa improvvisa sensibilità non si sia mai manifestata. Inoltre, confondere una norma che aggiunge con una che toglie rappresenta un errore che non si può accettare da parte di un legislatore".

La polemica arriva mentre il decreto affronta l'ultimo tratto del suo percorso. I tempi sono stretti: entro il 25 aprile serve la conversione in legge. Il governo si prepara a blindare il testo con la fiducia, con l'obiettivo di chiudere entro giovedì.

Dopo le modifiche già apportate al Senato, la maggioranza considera il dossier definito; lo scontro si concentra quindi con le opposizioni, che hanno depositato 1.231 emendamenti. In testa Alleanza Verdi-Sinistra con 590 proposte, seguita dal Pd (351) e dal M5s (245).

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