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La preoccupazione del Colle. "Ma il contatto con l'esecutivo è continuo e costruttivo"

Mattarella: "Momento davvero difficile, l'Italia si stringa attorno alle forze armate"

La preoccupazione del Colle. "Ma il contatto con l'esecutivo è continuo e costruttivo"
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Sì, tira proprio un'ariaccia, "è un momento davvero impegnativo", spiega Sergio Mattarella (nella foto), quindi possiamo solo "ringraziare le forze armate" e stare loro vicino. "Soltanto qualche parola - dice ricevendo al Quirinale l'ordinariato militare - per le donne e gli uomini in divisa che rappresentano un patrimonio prezioso per il nostro Paese. Attorno a loro si stringe l'Italia intera". E si spera che non debbano entrare in azione. Quanto alle basi e agli aiuti logistici, chissà: per il Colle tutto dovrà comunque avvenire all'interno dei perimetri delle alleanze e delle regole d'ingaggio previste e codificate dalla Nato.

Dopo gli incontri di mercoledì con Meloni e Crosetto, due faccia a faccia distinti come presidente della Repubblica e capo delle forze armate, il contatto con il governo è "continuo e costruttivo". Finora il capo dello Stato ha rinunciato a convocare il Consiglio supremo di difesa. Prima di farlo vuole aspettare che la situazione si chiarisca nei vari aspetti. Bisogna capire se Washington ci chiederà l'uso di una delle basi e, nel caso, se si tratterà solamente di assicurare qualche rifornimento. Un intervento diretto italiano a fianco degli americani e israeliani contro l'Iran è escluso, come infatti hanno precisato i ministri Crosetto e Tajani in Parlamento in due discorsi chiaramente concordati con il Quirinale. E anche le frasi della Meloni, a Rtl, rivelano identità di vedute. "Non siamo in guerra e non intendiamo entrarci".

Altra cosa invece, dalla prospettiva del Colle, scendere in campo per dare una mano a una Cipro sotto attacco. "L'Europa siamo noi", dice sempre Mattarella. E infatti l'Italia, insieme a Francia, Grecia e Spagna, sta per fornire ai ciprioti dei moderni sistemi antiaerei. E si parla pure di consegnare armi e scudi anti droni ai Paesi amici del Golfo, dagli Emirati al Qatar, dal Kuwait all'Oman, martellati dal fuoco degli ayatollah.

C'è insomma "forte preoccupazione" al Quirinale. L'altro giorno con il ministro della Difesa il presidente aveva definito "una crisi grave" quanto sta accadendo in Medio Oriente, "il momento più difficile negli ultimi decenni". Con il passare delle ore il quadro sta sempre più peggiorando, sempre più Stati sono coinvolti e sempre di meno si possono prevedere gli sviluppi. Uno scenario da incubo.

Al primo posto, tra i timori del capo dello Stato, c'è ovviamente la situazione militare sul campo, con i rischi connessi per i nostri soldati impegnati nelle missioni internazionali. Al secondo, gli italiani bloccati in zona di guerra: i turisti nel Golfo sono tantissimi, quasi novemila. La Farnesina si sta dando da fare per riportarli a casa, il Colle chiede di accelerare al massimo i rimpatri. Poi, l'allarme terrorismo: da quando sono iniziati i bombardamenti è aumentato il pericolo di qualche gesto. Il capo dello Stato ha chiesto notizie di prima mano a Palazzo Chigi, che ha già alzato il livello di attenzione sui siti sensibili. I servizi segreti hanno individuato 40mila possibili bersagli in Italia.

"Quello che succede - dice il sottosegretario Alfredo Mantovano - alimenta i sentimenti antiebraici e antiamericani". Infine, Mattarella è preoccupato per le ripercussioni economiche del conflitto. Lo Stretto di Hormuz è chiuso, il prezzo della benzina è subito schizzato, le famiglie tra breve soffriranno un caro bollette.

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