Preso dopo le minacce in tv: è tunisino e ora sarà espulso

Amed ha 23 anni e vive a Catania. Davanti alle telecamere aveva detto: "Dopo Parigi tocca a Roma"

Preso dopo le minacce in tv:  è tunisino e ora sarà espulso

Catania - «L'8 dicembre succederà qualcosa. Penso a Roma. Così hanno detto su Facebook». Parole che angosciano nel clima di paura che si è venuto a creare specie dopo gli ultimi attentati. Figuriamoci se a pronunciarle è un tunisino che si dice solidale con i terroristi di Parigi. Il 23enne Amed, convinto delle sue idee, non ha avuto remore a parlare ai microfoni di una giornalista di La7 della trasmissione L'aria che tira. Lui ne fa una questione di giustizia. Ma della serie occhio per occhio, dente per dente. «I francesi hanno ucciso i nostri popoli. Io sono d'accordo con chi ha ucciso i francesi. Voi continuate a uccidere in Siria e Palestina. Noi continuiamo in Francia».L'intervista è agghiacciante per il filo logico che il giovane segue, giustificando la strage come guerra santa. «Perché tu non stai facendo guerra con l'islam spiega Amed -. Tu stai facendo guerra con Dio. Non puoi fare guerra con Dio. Ti ha dato l'aria per respirare. Ma scherzi?». Di scherzare, in effetti, non sembrerebbe affatto il caso. E la Squadra mobile e la Digos etnee hanno avviato una caccia all'uomo setacciando i quartieri e mostrando la foto del presunto simpatizzante dell'Isis. E alla fine Amed è stato trovato. Vive da mesi nel quartiere di San Berillo, a Catania. È arrivato in Italia 5 anni fa, quando, ancora minorenne, sbarcò a Lampedusa. Gli investigatori stanno scandagliando la sua vita, per risalire alle frequentazioni e verificare i possibili contatti con gruppi simpatizzanti dell'Isis o cellule che potrebbero avere intenzione di colpire Roma come ha detto Amed - nel giorno dell'Immacolata.

Il 23enne è in possesso di un permesso di soggiorno scaduto, per cui sarà espulso dall'Italia al di là delle sue dichiarazioni che richiamano alla mente un episodio analogo che ha visto protagonista un altro giovane musulmano intervistato da Quinta Colonna. Il 24enne, che è stato arrestato dalla Digos di Roma, condivideva le ragioni dell'azione terroristica contro Charlie Hebdo, accusando francesi e americani della strage del 13 novembre a Parigi. Malgrado secondo il vicepresidente della commissione nazionale Antimafia, Claudio Fava, la Sicilia sarebbe fuori dal rischio Isis per la presenza della mafia - anche se poi ha spiegato che «la capacità di infiltrazioni di questo terrorismo, talmente liquido, non ha alcuna possibilità di prevedibilità» quello di Amed non è l'unico caso che allarma in questi giorni. È al vaglio degli investigatori anche la posizione di due ospiti del Cara di Mineo che si sono dichiarati solidali con i terroristi. E l'apprensione da parte della gente cresce. Giorno dopo giorno non mancano casi in cui qualcuno teme per la propria incolumità e si rivolge alle forze dell'ordine. Come quando su un aereo dell'Alitalia a Fontanarossa è stato notato prima del decollo un adesivo con la scritta in arabo «Allah è grande». Manco a dirlo. L'aereo non è decollato. Per fortuna sarà stata solo l'opera di qualche buontempone idiota o di qualcuno che voleva fare propaganda all'islam. Momenti di tensione ad Agrigento, dove sono stati fatti arrivare gli artificieri di Palermo per quattro borsoni incustoditi in stazione. Anche in questo caso era un falso allarme.

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