Preso in Sudan il terrorista Fezzani: reclutava da noi «martiri» per l'Isis

È sospettato di essere coinvolto nel rapimento di 4 italiani in Libia

Preso in Sudan il terrorista Fezzani: reclutava da noi «martiri» per l'Isis

Questa volta l'hanno preso veramente con un'operazione dei servizi segreti italiani, che è durata tre mesi partendo dalla Libia. Moez Fezzani uno dei terroristi più ricercati dello Stato islamico legato all'Italia è stato catturato in Sudan. Nome di battaglia Abu Nassim deve scontare una pena di 5 anni e 8 mesi decisi dalla Corte d'appello di Milano per reclutamento e terrorismo internazionale. Non solo: si sospetta che il super ricercato di origine tunisina sia coinvolto nel rapimento dei quattro tecnici italiani in Libia nel 2015.

La costola mediatica di Al Battar, l'unità d'elite delle bandiere nere che comandava ha rivendicato con un video gli attacchi del terrore a Bruxelles di marzo. Nel montaggio ha inserito anche lo spezzone di un intervento di Donald Trump, allora candidato presidenziale (guarda il video).

Uno degli uomini di fiducia di Fezzani in Italia, Muhamad Majid, iracheno, è stato condannato a tre anni per favoreggiamento dell'immigrazione clandestina dal tribunale di Bari. Forse non è un caso che dal porto pugliese sia passato Salah Abdeslam, l'unico sopravvissuto della strage di Parigi di un anno fa, oggi dietro le sbarre. E pure altri volontari della guerra santa diretti verso la Siria o che hanno utilizzano le vie dei profughi per tornare in Europa.

Fezzani deve essere riuscito a fuggire dalla Libia per rifugiarsi in Sudan, grazie ai contatti jihadisti. Molti sudanesi hanno combattuto a Sirte nell'ultima ridotta delle bandiere nere sulle coste libiche. In agosto è circolata la notizia che Abu Nassim fosse stato arrestato ad Ovest di Tripoli, vicino al confine con la Tunisia, ma non era vero. Dallo scorso anno il capoccia del gruppo terroristico Ansar al Sharia aveva messo radici a Sabrata assieme ad un folto manipolo di terroristi tunisini. Nella città costiera libica sono stati tenuti in ostaggio per 8 mesi, dai tunisini delle bandiere nere, quattro tecnici italiani. Due sono tornati a casa, ma Fausto Piano e Salvatore Failla hanno trovato la morte in un'imboscata nel deserto assieme ai loro carcerieri. Durante il rapimento Rosalba, la moglie di Failla, ha ricevuto le telefonate di un emissario dei sequestratori che parlava italiano.

Fezzani sbarca nel nostro Paese nel 1988 a 19 anni. Dopo aver fatto i lavori più umili e spacciato droga si trasforma, come lui stesso dichiara in un interrogatorio, «in un uomo pio e religioso», che frequenta la moschea di viale Jenner Milano. E recluta volontari della guerra santa per l'Afganistan. Abu Nassim va a combattere con i talebani, ma viene catturato nel 2002 finendo in una cella americana a Bagram, dove sostiene di essere stato torturato. Nel 2009 lo rimandano in Italia e tre anni dopo viene clamorosamente assolto in primo grado ed espulso. In Tunisia è libero grazie alla primavera araba e partecipa alla fondazione di Ansar al Sharia. Solo nel 2014 la Corte d'appello di Milano lo condanna a 5 anni e 8 mesi di carcere come reclutatore jihadista. Troppo tardi: Fezzani va a combattere in Siria, prima con Al Qaida e poi con lo Stato islamico, che lo manda in Libia per espandere il Califfato. I tunisini hanno iniziato a dargli la caccia dopo la strage del museo del Bardo nella capitale (4 italiani fra le 22 vittime) e della spiaggia di Sousse.

Da Sabrata si rifugia a Sirte, ma riesce a dileguarsi verso il Sudan prima che si stringa l'assedio delle milizie libiche. Per Abu Nassim è il capolinea dell'estradizione verso l'Italia, dove ha iniziato la sua carriera jihadista.

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