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Il pressing di Emiliano sul Csm: voglio andare all'Antimafia con Melillo

Il dem in subordine chiede di essere ricollocato a Benevento. Ma comunque vuole essere ascoltato

Il pressing di Emiliano sul Csm: voglio andare all'Antimafia con Melillo
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È pressing di Michele Emiliano sul Csm. L'ex governatore pugliese del Pd, ormai da mesi, ha ingaggiato un braccio di ferro con l'organo di autogoverno per non rientrare nelle sue funzioni, dopo le Regionali di novembre scorso che lo hanno lasciato senza un incarico politico. E a seguito delle continue richieste dei suoi ex colleghi, ieri ha inviato tre missive per prendere ulteriormente tempo. Una mail in cui il dem ha indicato dove preferisce andare a lavorare: l'Antimafia di Giovanni Melillo. In alternativa, se proprio alla Dna non si può, potrebbe accettare anche la ricollocazione al Tribunale di Benevento. Fin qui nulla di così trascendentale, a parte la pretesa di avere una poltrona all'Antimafia sebbene l'ex toga rossa sia un po' arrugginita da venticinque anni passati a fare politica con la sinistra. Ma quello che più appare incredibile è che, in quella comunicazione, Emiliano mette in chiaro che "prima della definitiva decisione da parte del Csm in ogni caso chiedo di essere convocato dalla competente commissione per essere ascoltato", scrive. Non si capisce a che pro, se non a temporeggiare ulteriormente, sperando forse di riuscire a sopravvivere indenne dal lavoro per ancora un altro anno, quando potrà chiedere la pensione. Insomma, per il Csm l'affaire Emiliano sta diventando fonte di imbarazzo. Tanto più che, con la mail, è arrivata anche la richiesta del governatore Antonio Decaro, con l'offerta al suo predecessore di un contratto co.co.co. per lavoro autonomo, non contemplato dalla legge.

E perfino una richiesta del presidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di lavoro in Italia, Tino Magni, disposto a prendersi Emiliano come consulente a tempo pieno a titolo gratuito. Insomma, tutto fuorché indossare di nuovo la toga.

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