Pressing della sinistra sul ministro Orlando. "Fermi i licenziamenti"

Leu e SI si accodano a Letta: "Ora si riveda l'accordo di Palazzo Chigi". Lega critica

Pressing della sinistra sul ministro Orlando. "Fermi i licenziamenti"

«Oggi anche noi, come tutti gli italiani, tiferemo per voi. Vi scriviamo perché crediamo che anche voi possiate tifare per noi, per il nostro futuro e quello delle nostre famiglie». Questo il messaggio consegnato ieri con una lettera dai 422 lavoratori della Gkn di Campi Bisenzio, in provincia di Firenze, agli azzurri della Nazionale. Il presidio dinanzi alla fabbrica è proseguito anche durante il giorno festivo e oggi Cgil, Cisl e Uil del capoluogo toscano si incontreranno per verificare la possibilità di indire uno sciopero generale a Firenze.

Intanto, la politica si interroga sull'efficacia dello sblocco selettivo dei licenziamenti previsto dal dl Lavoro e, soprattutto, sull'avviso comune sottoscritto a Palazzo Chigi da sindacati e associazioni datoriali che avrebbe dovuto impegnare le aziende a utilizzare tutta la cassa-Covid prima di ricorrere ai tagli del personale. Dopo la sortita del segretario Pd, Enrico Letta, di sabato scorso («Se questo è l'andazzo, bisogna rivedere la norma»), anche Sinistra Italiana, Lega e Leu incalzano il ministro del Lavoro, Andrea Orlando. «L'accordo raggiunto a Palazzo Chigi è insufficiente. La verità è che la Confindustria ha portato a casa il grosso dei risultati. Fanno pagare la ristrutturazione della crisi ai lavoratori. Indecente», ha commentato il segretario di Si, Nicola Fratoianni, aggiungendo che «ci vuole un intervento immediato che riveda quell'accordo: la maggioranza e il governo ora si impegnino a rivederlo». Stesso discorso per il capogruppo alla Camera di Leu, Federico Fornaro. «Le lavoratrici e i lavoratori non possono essere trattati come merce, privando loro della dignità e dei loro diritti. Perché licenziare in quel modo (con una mail; ndr) quando vi è la possibilità della cassa integrazione a carico dello Stato per tredici settimane?», ha dichiarato anticipando la presentazione di due interrogazioni a Orlando delle quali una sulla Gianetti Ruote di Monza. Anche la deputata della Lega, Donatella Legnaioli, presenterà un'interrogazione al ministro per «chiedere di intervenire immediatamente su questa vicenda vergognosa: la Toscana e i suoi lavoratori non sono una colonia di nessuno».

L'indignazione della politica, tuttavia, sembra non aver messo accuratamente a fuoco la questione. Che, invece, la Uil Toscana ha provato a descrivere relativamente al suo ambito di intervento. «Gkn è la punta dell'iceberg di un Sistema Toscana che non regge più: 100mila posti a rischio di cui circa 30mila già persi», si legge in una nota nella quale si sottolinea che «la riforma degli ammortizzatori sociali è un puntello fondamentale per assicurare un reddito dignitoso per chi cerca o ha perso il posto di lavoro» e che «risposte importanti potrebbero arrivare dal Pnrr, in particolare per le aree di crisi complessa come Piombino, Livorno e Massa Carrara che da tempo aspettano un segnale di ripartenza». Ampliando il discorso si può affermare che è tutto il Sistema Italia a non reggere giacché due aziende del comparto automotive come Gianetti e Gkn hanno deciso di delocalizzare con un tratto di penna come hanno già fatto Whirlpool a Napoli ed Embraco a Torino. Nell'attesa che si apra un altro tavolo di crisi al ministero dello Sviluppo (dicastero competente) le prossime riforme, a partire da quella fiscale, dovrebbero incentrarsi sul fatto che produrre in Italia ai gruppi multinazionali sembra non convenire più.

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