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Primo Cdm dopo le urne. Fisco e legge elettorale, Meloni pensa alla svolta

Allo studio provvedimenti economici. E avanti sulla riforma del sistema di voto: alla Camera nominati i quattro relatori di maggioranza

Primo Cdm dopo le urne. Fisco e legge elettorale, Meloni pensa alla svolta
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Giorgia Meloni ha deciso di procedere a piccoli passi. Non perché abbia dubbi sulla destinazione finale del percorso - e cioè la fine della legislatura - ma perché vuole ponderare tutti i prossimi passaggi. Quelli relativi al governo, dopo gli addii della ministra Daniela Santanchè e del sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro, e quelli che riguardano il partito, dove la sconfitta referendaria e il pessimo risultato portato a casa anche nelle regioni guidate da Fdi (Abruzzo, Lazio e Marche) certifica un evidente affanno. Sono questi i due fronti principali su cui intervenire, con la sostituzione degli uscenti al governo e, nel caso, dando una registrata ai piani alti di via della Scrofa per cercare di serrare le fila di Fratelli d'Italia in vista delle politiche del 2027. Tutte riflessioni che sono in corso in queste ore e su cui Meloni pensa di tirare le somme dopo Pasqua. Intanto, a Palazzo Chigi va in scena il primo Consiglio dei ministri post voto, con la poltrona vuota di Santanchè (foto a destra) che, vista la scelta della premier di prendersi le deleghe, non dovrebbe essere sostituita a breve. Tra le altre cose, si discute del decreto fiscale (dl Fisco) che reca "disposizioni urgenti in materia fiscale ed economica", un terreno sul quale Meloni sarebbe intenzionata a intervenire anche nelle prossime settimane con provvedimenti ad hoc per far fronte al caro-prezzi dovuto al conflitto in Medio Oriente.

Sullo sfondo, invece, restano le fibrillazioni interne alla maggioranza, con Forza Italia alle prese con un vero e proprio terremoto dopo le dimissioni forzate di Maurizio Gasparri e la Lega che invece è fin troppo silente. Il timore è sulle possibili ricadute di un eventuale riassestamento dei due partiti alleati, perché è evidente che Marina Berlusconi ha in qualche modo deciso di rompere gli indugi. E che la presidente di Fininvest sia decisamente più ingombrante di Antonio Tajani è un'ovvietà.

C'è poi da capire cosa ha davvero in testa Matteo Salvini, anche lui - non da ieri - alle prese con un partito in agitazione. Perché nei giorni post referendum non c'era leghista che in Transatlantico non mettesse in dubbio la riforma di una legge elettorale che oggi permette al Carroccio di avere un fortissimo potere di interdizione sui collegi uninominali di tutto il nord Italia.

Per ora, però, Meloni sembra intenzionata ad andare avanti sul proporzionale con premio di maggioranza già presentato in Parlamento qualche settimana prima del voto referendario. E non solo due giorni fa la commissione Affari costituzionali della Camera ha calendarizzato l'inizio dei lavori sul testo per martedì prossimo, ma ieri il suo presidente Nazario Pagano ha pure nominato quattro relatori del provvedimento. Uno per ogni partito di maggioranza: Angelo Rossi per Fdi, lo stesso Pagano per Forza Italia, Igor Iezzi per la Lega e Alessandro Colucci per Noi Moderai.

Certo, questo non significa che la prossima settimana si inizierà a discutere del merito della legge elettorale, visto che tra discussione generale e audizioni se ne andranno via almeno tre settimane. Se tutto filerà liscio, insomma, si potrebbe entrare nel vivo fra un mese, con la presentazione degli emendamenti.

Anche se è da vedere se e come si procederà. Perché l'opposizione non sembra intenzionata a sedersi al tavolo e molti - pure dentro Fdi - dubitano che dopo la sconfitta referendaria si possa procedere a colpi di maggioranza.

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