La procura di Roma apre un'inchiesta. Esposito e colleghi saranno chiamati a chiarire i misteri di quel verdetto

I pm non possono ascoltare Franco, che è morto. Ma verranno sentiti tutti i giudici della sezione feriale su quella camera di consiglio del 2013

La procura di Roma apre un'inchiesta. Esposito e colleghi saranno chiamati a chiarire i misteri di quel verdetto

Sul giallo delle registrazioni prima e dopo la sentenza Mediaset che vide Silvio Berlusconi condannato, il primo agosto di sette anni fa, ora apre un fascicolo anche la procura di Roma. A piazzale Clodio il procuratore capo Michele Prestipino avrebbe già dato incarico di avviare «approfondimenti» dopo le rivelazioni di Repubblica, che ha raccontato come Amedeo Franco, relatore della sentenza, avrebbe quantomeno tentato di registrare le conversazioni con i colleghi di quel giorno in camera di consiglio. Violando il segreto «sacrale» che avvolge le decisioni collegiali e nasconde eventuali dissensi. Che Franco fosse dissenziente, pur avendo firmato la sentenza della quale era tra l'altro relatore, era già apparso evidente dagli audio registrati a Palazzo Grazioli in occasione della visita del giudice al «condannato» Berlusconi. E lo ha confermato, parlando con il direttore del Giornale, Sallusti, anche Giuseppe Moesch, storico amico della toga scomparsa nel 2019. A Repubblica, due anonimi giudici hanno detto che Franco, quel giorno, fece distrattamente partire l'audio di una registrazione fatta tra i presenti pochi istanti prima, gelando il collegio. E qualcuno degli altri quattro giudici avrebbe poi trovato un registratore, o forse un cellulare, che il giudice avrebbe lasciato in bagno dopo essere stato «scoperto».

Che intenzioni aveva il defunto magistrato? Voleva testimoniare la propria posizione dissociata rispetto a quello che lui stesso avrebbe poi definito «plotone d'esecuzione»? E come mai in sette anni nessuno ha mai sollevato quell'episodio, nonostante il rumore e le polemiche e le conseguenze anche politiche di quella sentenza? A fare un po' di chiarezza, a rispondere a questi e ad altri interrogativi, proveranno ora i magistrati della procura di Roma. Che cercheranno di capire, ascoltando anche gli altri giudici di quel collegio, composto oltre che da Antonio Esposito e dallo stesso Franco anche da Ercole Aprile. Claudio D'Isa e Giuseppe De Marzo. Finora, i protagonisti superstiti, con Repubblica si sono trincerati dietro al riserbo, naturale complemento, appunto, di quel feticcio giudiziario che è la segretezza della camera di consiglio. Ma proprio per questo riesce complicato immaginare che, nel bel mezzo delle sette ore di discussione per una sentenza storica piovuta in piena estate, i quattro magistrati della sezione Feriale della Cassazione che stavano per condannare Berlusconi per frode fiscale non trovarono niente da obiettare di fronte alla sorpresa nel constatare che un loro collega - non uno qualsiasi, ma appunto il relatore - aveva provato a registrare quel momento violando un tabù sacrale del diritto.

Di sicuro il nuovo elemento, ora al vaglio della procura, rinforza anche la validità di quelle registrazioni in cui Franco, parlando alla presenza di Berlusconi, prende le distanze dai colleghi e dalla stessa decisione di quel giorno di agosto: il fatto che già prima della sentenza il giudice dissenziente cercasse di procurarsi anche se in modo così poco ortodosso «testimonianze» di quella che a lui doveva sembrare l'anomalia di una decisione contraria al diritto non può che confermare che quelle parole registrate mesi dopo non erano certo un vuoto esercizio di opportunismo da parte di chi, su quella sentenza, aveva messo comunque la propria firma. Franco di quella storia non potrà più parlare, essendo scomparso a maggio dello scorso anno. I suoi colleghi, però, a cominciare dal presidente di quel collegio, Antonio Esposito, potrebbero sciogliere il riserbo, parlando non con un quotidiano ma con i magistrati romani. E aiutando così a sciogliere anche il giallo di quelle registrazioni, e della stessa sentenza di condanna a 4 anni per Berlusconi.

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