Promesse tradite sulle tasse Il governo non le taglierà

Impegni non rispettati su Imu, accise e Ires. Pressione fiscale in continuo aumento: nel 2020 salirà al 42,7%

Promesse tradite sulle tasse Il governo non  le taglierà

«Il Def conferma sostanzialmente la legislazione vigente e l'aumento Iva è nella legislazione vigente e questo Def non cambia questa previsione». L'audizione presso le commissioni Bilancio riunite di Camera e Senato del ministro dell'Economia, Giovanni Tria, ha creato il panico nella maggioranza di governo. Che aveva promesso di diminuire il peso delle tasse e ora rischia di moltiplicarlo.

LA SPADA DI DAMOCLE

Lo scatto delle clausole di salvaguardia vale l'anno prossimo 23,1 miliardi dei quali un centinaio di milioni ascrivibile all'aumento delle accise sui carburanti. Ma cosa sono 23,1 miliardi? Rappresentano circa 1,3 punti percentuali di Pil, ma più che la difficoltà nel reperire una cifra monstre quello che spaventa tanto Salvini quanto Di Maio è l'effetto devastante dell'aumento delle aliquote Iva. Si tratta di uno 0,4-0,5 in meno di Pil che azzererebbe la modesta crescita prevista per l'anno prossimo. Come ha ricordato ieri Renato Brunetta (Fi) in Giappone il primo trimestre successivo all'incremento dell'Iva fu caratterizzato da un -1,7% su base trimestrale del prodotto interno lordo.

LE ACCISE RESTERANNO

E se Matteo Salvini aveva promesso un riordino delle accise sui carburanti con eliminazione di quelle più antiche (Vajont, Belice, ecc.) nella migliore delle ipotesi tutto resterà com'è. Queste imposte peseranno per il 40% del prezzo della benzina. Se non di più.

MARTELLATI DALLE TASSE

«Nel 2020 e 2021 è prevista una ripresa della pressione fiscale al 42,7 per cento e un successivo calo al 42,5 per cento alla fine del periodo: la dinamica di crescita dal 2020 sconta gli effetti della prevista attivazione della clausola di salvaguardia». Il Def al riguardo era stato chiarissimo e Tria non ha fatto altro che ribadire il concetto: dal 42% stimato nel 2019 la pressione fiscale non farà altro che schizzare verso l'alto con buona pace delle promesse del contratto di governo. Allo stato dell'arte è anche difficile pensare a un'inversione di tendenza. Non foss'altro perché parte delle maggiori spese di quota 100 e reddito di cittadinanza quest'anno è stata ripagato con un inasprimento da 3 miliardi della tassazione su banche e assicurazioni. Disinnescare le clausole di salvaguardia non mette, perciò, al riparo da altri aumenti del prelievo.

CIAO FAMIGLIE!

Se la flat tax è un discorso a parte, è chiaro che anche micro-interventi come l'abbassamento della pressione fiscale sulle famiglie numerose o con componenti disabili, è rimandato a data da destinarsi. È sempre stato un caposaldo della Lega, ma anche questa bandiera dovrà essere ammainata.

LA STANGATA IN ATTO

La legge di Bilancio ha sbloccato lo stop alle tasse locali. Imu, Tasi, Tari, addizionali Irpef e Tosap potrebbero presto aumentare. Entro il 30 aprile i Comuni dovranno varare i bilanci di previsione nei quali potrebbero aumentare le aliquote applicate ai tributi. Le tasse sulla casa e l'addizionale dell'imposta sui redditi nel 2018 hanno fatto incassare oltre 34,6 miliardi di euro 830 miliardi per Imu, Tasi e Tari, la vera patrimoniale). E oltre un Comune su dieci ha deciso di ritoccare alll'insù il prelievo. Altro che tasse abbassate.

POCA COMPETITIVITÀ

Il cuneo per i nuclei familiari con due figli nei quali lavora solo una persona nel 2018 è pari al 39,1% a fronte di una media Ocse del 26,6%. Se si guarda invece ai lavoratori single, l'Italia è al 47,9%, percentuale in aumento di 0,2 punti rispetto al 2017 e che si confronta con una media Ocse pari al 36,1 per cento. Salari sostanzialmente fermi e prelievo fiscale monstre sono uno dei fattori di blocco del Paese. Bassa produttività e tasse alte non stimolano a lavorare di più. Ma la flat tax costa tra 12 e 15 miliardi e lo stato delle finanze pubbliche non consentono voli pindarici.

UN FUTURO IPOTECATO

«Valutiamo di mettere sul mercato parti di quanto detenuto dallo Stato senza mettere in discussione il controllo delle partecipate del settore pubblico», ha sottolineato ieri Tria. Oltre ai 23,1 miliardi ci sono anche 18 miliardi di privatizzazioni necessarie per tenere i conti in ordine senza i quali la procedura d'infrazione Ue è certa. Reddito di cittadinanza e quota 100 costano 10 miliardi quest'anno e 17 miliardi circa il prossimo. Se aggiungiamo i 10 miliardi del bonus Renzi, si capisce che non solo non si può parlare di flat tax, ma nemmeno di ritocchini a Ires e Irap per aiutare le imprese. Il futuro dell'Italia è ipotecato dalle scelte già compiute.

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