Doveva essere una guerra lampo. In pochi giorni l'esercito russo sarebbe dovuto arrivare a Kiev, prendere il controllo del Paese, rovesciare il governo e creare uno stile fantoccio in stile Bielorussia. Ma i piani di Putin sono saltati subito. Prima per l'orgogliosa resistenza degli ucraini, poi per il sostegno di gran parte dell'Occidente che si è schierato in qualche modo a sostegno del Pese invaso. Una guerra sanguinosa, terribile. Una guerra che sarebbe dovuta finire almeno 20 volte tra colloqui, mediazioni, ultimatum, veti e minacce e promesse mai mantenute. Una guerra che domani arriva a compiere quattro anni. Quarantotto mesi di morte e distruzione, in uno stillicidio quotidiano che sembra non avere fine.
Una guerra che si trascina e il cui copione sembra ripetersi mese dopo mese. Da una parte Volodymyr Zelensky e l'Ucraina che spingono per fermarla, che cercano soluzioni e che aprono a compromessi, anche dolorosi. Dall'altra, Vladimir Putin e la Russia che non hanno alcuna intenzione di fermarsi, continuano a colpire le città compresi gli obiettivi civili e respingono ogni proposta di pace che non includa una vittoria totale per la Russia e una resa incondizionata per Kiev, minacciando un'escalation mondiale che lo Zar per primo sa benissimo di non poter mettere in campo. Ma intanto, tira la corda più che può. Una situazione di fatto di stallo dove solo un intervento forte, deciso e risolutivo dall'esterno, leggasi Donald Trump, potrebbe risolvere.
Lo dimostrano anche le parole quasi desolate di Zelensky che non può che constatare come il suo Paese sia finito al centro di un conflitto in cui l'Ucraina può recitare un ruolo sì, ma non risolutivo. "Mosca continua a investire negli attacchi più che nella diplomazia", spiega il leader ucraino, dopo l'ennesima notte di fuoco. "Circa 300 droni d'attacco e 50 missili di vario tipo, con una parte significativa di missili balistici", hanno messo nel mirino la capitale Kiev ma anche le regioni di Dnipro, Kirovohrad, Mykolaiv, Odessa, Poltava e Sumy". Una vittima e diversi feriti, tra cui un bambino, tutti civili. Perché l'obiettivo è stato ancora una votla il settore energetico, il che rappresenta un doppio attacco per la popolazione. Non solo bombe e droni e missili. Centinaia di migliaia di persone sono costrette da settimane a vivere al buio e soprattutto senza riscaldamento, durante un inverno rigidissimo, con le temperature ben al di sotto dello zero. Così, evidentemente, non si può andare avanti. Ma lo si dice da tempo e siamo già a quattro anni guerra da quel 24 febbraio 2022 in cui Putin camuffò da operazione militare speciale una guerra di invasione.
Anchorage, Miami, Abu Dhabi, Ginevra. Tutte tappe di un negoziato concluso sempre allo stesso modo: nulla di fatto.
Nelle prossime settimane, secondo Washington che sta spingendo un dialogo che resta difficilissimo, previsti nuovi incontri trilaterali in vista dell'atteso, annunciato, sperato e mai realizzato faccia a faccia tra Zelensky e Putin che Trump sogna di mettere in atto. Ma solo con la garanzia di ottenere risultati concreti. "Speriamo che il mondo possa ricevere buone notizie", dicono dalla Casa Bianca. Dopo 4 anni di morte e devastazione, sarebbe davvero l'ora.