La proposta della Bonetti: "Cittadinanza a studenti stranieri"

Il ministro della Famiglia nuovamente contro il ddl Pillon: "Servono prudenza, serietà e cura". E tranquillizza le famiglie arcobaleno: "Faremo qualcosa di utile"

La proposta della Bonetti: "Cittadinanza a studenti stranieri"

Ius Culturae per evitare situazioni di disagio e affrontare il "linguaggio dell'odio". L'intento di Elena Bonetti è chiaro e senza mezzi termini rivela il suo piano: "I bambini nati e cresciuti qui e che chiudano un ciclo scolastico come le elementari o le medie, devono avere la cittadinanza. La loro identità è italiana. Lo Stato investe su di loro con un percorso educativo e poi li ostacola: che senso ha?". Il ministro della Famiglia ha però precisato: "Non è nel programma di governo né spetta a me occuparmene". E ha confessato che non averlo approvato nella scorsa legislatura è stato un errore: "Per questo con i Comitati di azione civile promossi da Renzi lo abbiamo rilanciato con una proposta di legge".

Family Act e famiglie

La renziana - intervistata da La Stampa - ha poi ribadito il Family Act che il governo giallorosso vuole mettere in atto: "L'asilo gratis e l'assegno unico hanno un doppio significato: da una parte incentivare il ritorno al lavoro dopo la gravidanza, dall'altra riconoscere il valore dell'educazione e lottare contro le sacche di diseguaglianza che si creano già nella prima infanzia". Sempre con gli occhi verso la manovra: "Bisogna fare in fretta".

Sui diritti delle famiglie arcobaleno l'intenzione è quella di "fare qualcosa di utile" piuttosto che "dividerci sulla sua definizione". E sul decreto Pillon è arrivata un'altra bocciatura: "Davanti alle situazioni di fragilità servono prudenza, serietà e cura degli interessi del bambino. L’ideologia non è opportuna".

La Bonetti ha infine esplicitato l'importanza di un patto educativo famiglie e Stato, grazie al quale "i genitori non devono prendersi permessi dal lavoro per incontrare i professori a scuola". Si lavorerà per allungare il congedo dei padri e delle madri al fine di favorire politiche di conciliazione: "Fare un figlio non può più essere un ostacolo alla vita lavorativa". E ha avvertito che un maggiore coinvolgimento del padre "contrasterebbe quei modelli di presunta superiorità dell'uomo che purtroppo ancora attraversano la nostra società".

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