Le prove impossibili per rendere reale la svolta anti gogna

Dalla riforma Bonafede cancellata al Csm, dalla prescizione alla responsabilità civile delle toghe, ecco i sette esami che il grillino deve superare per dimostrarsi credibile sulla giustizia.

Le prove impossibili per rendere reale la svolta anti gogna

Tutto è cominciato dal giovane Grillo accusato di stupro, con il padre Beppe che dimentica il verbo giustizialista per scatenarsi contro i magistrati che l'accusano. Da quel momento, per il M5s nulla è stato più come prima. E ora arriva il mea culpa di Luigi Di Maio, per aver guidato la campagna mediatica contro il sindaco dem di Lodi Simone Uggetti, poi assolto. Mentre il popolo grillino, disorientato, grida al tradimento e si divide, il resto dei politici chiede al ministro degli Esteri prove concrete per dimostrare che dietro alla conversione garantista non ci sia solo calcolo politico, magari la gara con Giuseppe Conte per la leadership del movimento.
Molto è lo scetticismo, ma c'è anche chi vuol credere alla sua buonafede. «Riconoscere i propri errori - dice al Giornale il sottosegretario azzurro alla Giustizia, Francesco Paolo Sisto - è buon segno. Di Maio dovrebbe dimostrare che, facendo parte di una maggioranza che mette insieme sensibilità diverse, vuole portare il M5s ad un azzeramento del passato, per ripartire senza pregiudizi ideologici. La base dovrebbe essere l'appoggio alla riforma della Guardasigilli Marta Cartabia». Enrico Costa, di Azione chiede fatti concreti. «Voteranno i nostri emendamenti sulla presunzione d'innocenza, contro il processo mediatico, per evitare le conferenze stampa dei Pm con proiezione di video e nomi assegnati alle inchieste, per l'oblio in rete per gli assolti, per il divieto di pubblicazione dell'ordinanza di custodia cautelare e delle intercettazioni, per l'estensione del segreto istruttorio? Sono tutte proposte per combattere la gogna mediatica. Se le voteranno potremo dire che sono credibili».

Sono 7 i punti principali, quasi un test, dai quali dovrebbe iniziare la «ripartenza» grillina.


1. GOGNA MEDIATICA
I processi di piazza li chiamava «Vaffa day» il fondatore Grillo. Sotto la gogna dei media è finito Uggetti e tanti altri prima di lui, da Silvio Berlusconi al Matteo Renzi, da Maria Elena Boschi agli stessi 5Stelle costretti alle dimissioni per un avviso di garanzia. Che questo strumento nato a tutela degli indagati non sia più strumentalizzato come sentenza di condanna, prima della fine delle indagini e ben prima dei processi sarebbe il primo passo necessario. Perché chi viene distrutto politicamente dai media e dopo anni esce pulito da indagini e processi il più delle volte non può avere una giusta riabilitazione. Ha già perso troppo e il tempo non torna indietro.


2. INTERCETTAZIONI E TROJAN
Strettamente connesso è il capitolo delle conversazioni carpite anche con meccanismi inoculati nei cellulari, che alla faccia del segreto istruttorio e della privacy finiscono su giornali e tv. Anche intercettazioni che non hanno rilevanza penale, a volte disciplinare, spesso solo al rango di gossip, ma possono infangare una persona a vita.


3. PRESCRIZIONE
È forse il nodo più intricato. La riforma del ministro della Giustizia Bonafede nel Conte II blocca la prescrizione dopo il primo grado di giudizio e difenderne i principi confermerebbe che il M5s non è cambiato. Dice dall'opposizione Andrea Del Mastro, di Fdi: «Per dimostrare la serietà della sua conversione sulla via di Damasco, Di Maio abbandoni la riforma Bonafede che realizza un universo ove tutti saranno indagati e imputati potenzialmente a vita. È necessario trattare gli italiani come cittadini e non come sudditi. Di Maio si impegni a garantire che il M5s ripristinerà la prescrizione, tutto il resto è noia... oppure la solita maschera che riesce a indossare a seconda delle circostanze».


4. REATO D'ABUSO D'UFFICIO
Per molti giuristi è un reato «dalla condotta evanescente» e serve una definizione più precisa, come per altri contro la pubblica amministrazione. «Oggi - spiega Pierantonio Zanettin di Forza Italia - fa aprire migliaia di processi che si concludono con assoluzioni, ma intasano i tribunali e allungano i tempi giudiziari. È la bestia nera di sindaci e pubblici amministratori in genere. Tanti non accettano di candidarsi perché preoccupati da reati non chiari».


5. INTRECCI POLITICA-MAGISTRATURA
Dopo lo scandalo Palamara il tema è esploso, confermando che c'è una regia di parte delle toghe dietro molte inchieste e molti processi politici. Berlusconi, Salvini, Renzi (per citare solo quelli di cui parla nel libro-intervista con Alessandro Sallusti «Il Sistema» l'ex presidente dell'Anm) sarebbero stati vittime di vere persecuzioni contro avversari politici delle toghe. «Perché il M5s - chiede Giusy Bartolozzi Armao di Fi- non appoggia la costituzione di una commissione d'inchiesta parlamentare?».


6. CSM E CORRENTI
I grillini hanno sempre demonizzato l'associazionismo giudiziario e le correnti, anche per il meccanismo delle «porte girevoli» per le toghe prestate alla politica. Ma lo scandalo Amara e il «corvo» al Csm, che ha diffuso verbali secretati, ha rivelato che anche i 5Stelle hanno una corrente di riferimento in Autonomia&Indipendenza, di Piercamillo Davigo. Lo ha dichiarato un autorevole esponente, Nicola Morra, che proprio da Davigo fu messo al corrente dei verbali, sulle scale di Palazzo de' Marescialli. Il banco di prova, a questo punto è la riforma del Csm e del suo sistema elettorale (sorteggio?) per limitare lo strapotere delle correnti e la discrezionalità dell'organo di autogoverno sulle nomine.

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