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Putin non può, Xi Jinping non vuole: Russia e Cina restano a guardare

Lo Zar alle prese col "suo" conflitto: "Ora cessate il fuoco". Pechino non si schiera: "Altri negoziati"

Putin non può, Xi Jinping non vuole: Russia e Cina restano a guardare
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Da protagonisti a spettatori. Parlano, spiegano, accusano anche, ma si guardano bene dall'intervenire nel conflitto. Uno perché non può, l'altro perché non vuole e non ne ha nessuna convenienza. Sta di fatto che gli amici del cuore di Teheran non stanno toccando palla. Vladimir Putin è invischiato nella guerra con l'Ucraina e non ha né tempo né risorse da spendere in Medioriente, nonostante da anni utilizzi droni di fabbricazione iraniana contro Kiev. Xi Jinping, come del resto in Ucraina, lancia appelli per la pace e la moderazione ma sempre in quella posizione di ambiguità che gli permette di non scontentare troppo gli Stati Uniti e non avere conseguenze economiche di nessun tipo. E quindi, entrambi se ne stanno relativamente buoni.

Ma parlano e nel caso di Putin arrivano a superare il limite del ridicolo quando denunciando una "flagrante violazione del diritto internazionale che ha portato a conseguenze gravi e tragiche per il popolo iraniano", fingendo di non essere colui che ha portato di nuovo la guerra in Europa. Putin ha chiesto un immediato cessate il fuoco, lo stesso che lui rifiuta da tempo, ha avuto colloqui telefonici con i leader di Qatar ed Emirati Arabi Uniti, offrendo "tutta l'assistenza possibile al fine di stabilizzare la situazione generale nella regione". Lo stesso Putin, nella nota rilasciata dal Cremlino, ha espresso "la speranza che le azioni di ritorsione dell'Iran non arrechino danni ai civili o alle infrastrutture civili nei paesi vicini, compresi i servizi turistici e di trasporto". E, non pago, in barba ad ogni principio di realtà vista la sua guerra in corso da quattro anni, parla di de-escalation e "di un ritorno a metodi politici e diplomatici per risolvere le divergenze, basati sui principi del rispetto reciproco e dell'uguaglianza". Roba da ridere se non si parlasse di guerra.

Come sempre Pechino resta su posizioni più vaghe, meno schierate e all'insegna dell'ambiguità di comodo. "La Cina sostiene l'Iran nella difesa della sua sovranità, sicurezza, integrità territoriale e dignità nazionale", spiega il capo della diplomazia cinese Wang Yi che sottolinea "l'amicizia" tra la Repubblica Popolare e la Repubblica Islamica. Anche Pechino, come Mosca, si candida a "un ruolo costruttivo" per porre fine all'escalation in Medioriente, ma senza mettere mano nel conflitto in corso. La mossa cinese è quella di sostenere l'Oman "nel proseguimento del lavoro per promuovere la pace", rinnovando il lavoro negoziale tra Iran e Stati Uniti. Inoltre, scaltramente, la repubblica Popolare ipotizza "un ruolo costruttivo, sostenendo la giustizia, battendosi per la pace e fermando la guerra tramite la piattaforma del Consiglio di sicurezza Onu", senza dunque schierarsi apertamente.

Del resto, negli ultimi quattro anni, nonostante le continue e pressanti richieste russe di un aiuto concreto nel conflitto con l'Ucraina, mai Pechino ha aperto la porta a un intervento diretto, né sul campo, né con la fornitura, almeno palese, di armamenti. Uno non può, l'altro non vuole. E così Russia e Cina stanno a guardare. E, visto lo scenario internazionale complessivo, probabilmente è molto meglio così.

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