Quando Mattarella lanciò l'idea del bis di Scalfaro al Colle

Oggi il capo dello Stato si dice indisponibile a un secondo giro. Ma nel 1998, intervistato dal Corsera, proponeva di rieleggere l'uscente Scalfaro e aprire una stagione di riforme

Quando Mattarella lanciò l'idea del bis di Scalfaro al Colle

Sarà certamente vero, come sostengono molti, che Sergio Mattarella non solo non è disponibile a un bis. Ma anche che non lo sarà mai, perfino se la situazione dovesse ingarbugliarsi al punto dall’essere l’unico nome per uscire da una impasse politica e istituzionale che potrebbe perfino essere accompagnata da una recrudescenza della pandemia, visto che il picco di contagi della variante Omicron è atteso proprio per la prossima settimana.

Negli ultimi mesi, in effetti, ricordando i suoi predecessori Antonio Segni e Giovanni Leone, il capo dello Stato ha invocato per ben due volte la non rieleggibilità del presidente della Repubblica. E ha persino spiegato che, a suo avviso, sarebbe opportuno introdurla in Costituzione, con la contestuale eliminazione del semestre bianco che, a quel punto, perderebbe la sua ragion d’essere. Dunque, una posizione netta. Dettata soprattutto da ragioni istituzionali e di opportunità costituzionale. Perché dopo il precedente di Giorgio Napolitano, è evidente che la riedizione del bis rischierebbe di trasformare l’eccezione nella regola.

Eppure, facendo un passo indietro di una ventina d’anni e più, proprio Mattarella aveva indicato una strada per rendere percorribile un bis presidenziale. Un’idea che a quei tempi – ben prima di Napolitano – era per certi versi "innovativa". Il 28 agosto 1998, infatti, l’allora capogruppo del Ppi alla Camera Mattarella, rilasciò un'intervista al Corriere della Sera che a leggerla oggi colpisce non poco. Sono passati, è vero, quasi 23 anni. E le cose, come le convinzioni, cambiano. Quelli erano altri tempi e, soprattutto, altre geometrie politiche. Però in quel colloquio con Francesco Verderami, firma storica del quotidiano di via Solferino, il futuro capo dello Stato proponeva esplicitamente il bis di Scalfaro che avrebbe concluso il suo mandato di lì a nove mesi. “Mattarella: perché non rieleggiamo Scalfaro al Quirinale?”, era il titolo inequivocabile dell’intervista a medaglione di pagina 11 del Corsera. Con tanto di spiegazione articolata. “Non le pare impossibile?”, chiede l’intervistatore. Risponde Mattarella: “Se l’accordo giungesse nel quadro di una rinnovata intesa sulle riforme e se l’intesa ripartisse dall’elezione diretta del presidente della Repubblica potrebbe essere un’ipotesi”. Ovviamente, spiega l’allora capogruppo del Ppi, questo “presuppone un buon clima politico” e “tutti, Polo e Ulivo, dovrebbero avere un interesse generale a crearlo”. Il principale destinatario della proposta del bis, dunque, era proprio Silvio Berlusconi.

Ci mancherebbe, ventitré anni in politica sono un’era geologica. Ma forse è anche sulla scorta di quelle parole che ancora oggi, ormai a quattro giorni dal primo scrutinio presidenziale, continua ad esistere uno schieramento trasversale a tutti i partiti che tifa per il Mattarella bis. Che significherebbe “congelare” lo status quo, perché è chiaro che in uno scenario simile anche Mario Draghi sarebbe costretto a restare, suo malgrado, a Palazzo Chigi. Tra i supporters del bis, inutile dirlo, ci sono soprattutto le truppe semplici dei gruppi parlamentari, attente alla tenuta della legislatura. Non tanto perché sensibili alla stabilità del sistema politico, quanto perché ben consapevoli che – complice anche il taglio dei parlamentari – non saranno ricandidate.

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