Quando le toghe fanno a pezzi la scienza

Quante sentenze paradosso, dal sisma non previsto all'Aquila al caos Stamina

Quando le toghe fanno a pezzi la scienza

Sentenze che avrebbero messo in crisi perfino Nostradamus. Paradossi più ingarbugliati di un rompicapo. C'è di tutto nella deriva antiscientifica di un pezzo della magistratura italiana. Il verdetto del giudice di Ivrea sui telefonini che fanno venire il cancro come e più delle sigarette è solo l'ultimo di una serie di pronunce sconcertanti. Provvedimenti che entrano a gamba tesa su argomenti delicatissimi e controversi, spesso ribaltando in un amen la verità raggiunta in anni e anni di faticose ricerche.

Il caso più incredibile, quasi surreale, arriva da L'Aquila, la città ferita dal sisma del 6 aprile del 2009: il giudice del tribunale condanna a 6 anni di carcere gli autorevolissimi membri della Commissione grandi rischi e il vicepresidente della Protezione civile Bernardo De Bernardinis per non aver previsto il terremoto che ha devastato la città abruzzese. C'è da stropicciarsi gli occhi, purtroppo gli esperti italiani non sanno leggere il futuro e non sono ancora all'altezza di Nostradamus. Pazienza, i tribunali se ne faranno una ragione. Infatti in appello il teorema cade, con la sola eccezione di De Bernardinis che però aveva un ruolo diverso e dunque viene punito per un'altra ragione: non per non aver saputo interpretare la sfera di cristallo, ma per aver rassicurato in modo sciagurato la popolazione invece di invitarla a vigilare.

Le sentenze oscillano, come il pendolino dei maghi, e il capitolo Stamina offre un ventaglio di soluzioni che, rigorosamente in nome del popolo italiano, affermano tutto e il contrario di tutto. Premessa: di fatto il metodo Stamina, la somministrazione di cellule staminali per combattere alcune gravi patologie, viene bocciato sonoramente dai tecnici. Ma in Italia c'è sempre una toga pronta a correre in soccorso del presunto genio di turno, emarginato dalla comunità dei sapienti per chissà quale complotto. Ecco dunque il tribunale di Venezia aprire a spallate una breccia dove l'Agenzia italiana del farmaco, l'Aifa, aveva fatto rotolare la pietra del divieto. Il blocco viene tolto, anzi scardinato. È il caos, in un succedersi forsennato di pronunce che fermano e ripristinano le cure, spesso sulla pelle di malati disposti a tutto. Come nota l'ex vicepresidente del Csm Michele Vietti nel suo recentissimo saggio «Mettiamo giudizio», si arriva al cortocircuito totale: il numero due di Stamina Marino Andolina, indagato dalla procura di Torino per una sfilza di reati, viene nominato dal tribunale di Pesaro commissario ad acta per far ripartire d'urgenza le trasfusioni di staminali richieste dai familiari di un bambino dalle speranze di vita più sottili di un filo d'erba. È l'anarchia, ma è anche un modo di procedere avventuroso che provoca danni irreparabili e terribili illusioni. Finché la magistratura di Torino chiude la pratica bollando Stamina come «un'enorme truffa».

Va avanti invece la querelle sul fantomatico legame fra autismo e vaccini. Storia vecchia, una bufala secondo il 99 per cento dei camici bianchi. E però le teorie che riafferrano quel link senza fondamento covano tenaci sotto la brace della rete. E riemergono puntuali alla roulette delle sentenze. A Rimini nel 2012, a Milano nel 2014, davanti al Tar della Sicilia, perché in Italia bisogna sempre fare i conti con un Tar, l'anno scorso. Vaccini trivalenti, tetravalenti o esavalenti, poco cambia: i giudici rovistano nel cestino di tutte le prescrizioni e le raccomandazioni mediche trasformando quei frammenti di carta straccia in risarcimenti sonanti. E se il Ministero, convinto com'è delle proprie ragioni, decide di resistere e non paga, ecco un altro giudice pronto a dare manforte al primo e a tirare le orecchie al Governo. Tanto su piazza c'è sempre un perito disposto a sconfessare tutti gli altri.

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