Le quattro ruote "premium" penalizzate ancora una volta

Rappresentano appena il 5 per cento del mercato e sono il segmento più tartassato per il superbollo

Le quattro ruote "premium" penalizzate ancora una volta

Dai politici, la «manovrina» sull'auto è passata ai tecnici. C'è ancora una gran confusione e solo dal testo che approderà al Senato, tra domani e mercoledì, si capirà se e come il settore andrà incontro a una penalizzazione allo scopo di favorire, con sconti fino a 6mila euro, l'acquisto di automobili non inquinanti. In questa categoria vengono inserite le vetture elettriche, quelle ibride (motore termico abbinato a uno elettrico, anche con possibilità di ricarica della batteria) e alimentate a gas metano. Si tratta di un mercato che in Italia vale circa 140mila veicoli, cioè il 7,5% delle immatricolazioni complessive.

Dal testo all'esame dei tecnici del ministero dello Sviluppo economico sembra intanto essere sparito dalla «lista nera» l'acronimo Suv (Sport utility vehicle) in senso lato. Gli «esperti» hanno probabilmente capito che Suv non significa necessariamente una vettura di lusso e potente. Con questo termine (e anche quello di crossover) si indicano anche i modelli appartenente al segmento B, quello delle utilitarie, che in questo momento incontrano i favori della clientela. La domanda, infatti, va sempre più in questa direzione e le vendite sono schizzate. Sono veicoli che le famiglie italiane stanno preferendo alle berline e alle station wagon. Colpirli, significherebbe ammazzare un mercato florido per i costruttori e danneggiare i ceti medio e medio-basso del Paese.

Nel mirino della rispuntata ecotassa, a questo punto, entrerebbero le automobili premium - segmento che include berline, familiari e anche i Suv - le cui emissioni di anidride carbonica, gas non inquinante ma climalterante, sarebbero superiori a 150 grammi per chilometro. Il limite oltre il quale scatterebbe il malus non è comunque ancora chiaro. Basandosi sulla prima versione dell'emendamento - quella che ha fatto imbufalire il capo di Fca Emea, Pietro Gorlier, a causa della tassa che avrebbe colpito anche la Fiat panda - i veicoli con emissioni di CO2 da 150,01 a 160 grammi per chilometro, pagherebbero un balzello aggiuntivo di 1.000 euro; 1.500 euro (da 160,01 a 175 g/km); 2mila (175,01-190); 2.500 (190,01-250); 3mila euro oltre i 250 grammi. Ovviamente l'ecotassa, che scompare e riappare a seconda di chi parla nel governo, serve a coprire i costi del bonus per le vetture a zero e ridotte emissioni.

A subire il nuovo colpo di mano ai danni degli automobilisti sarebbe poco meno del 5% del mercato, segmento tra l'altro (i veicoli con potenza a partire da 185 kW) già tartassato a causa del superbollo. Tassa, quest'ultima, che non solo non ha centrato l'obiettivo di portare più soldi all'Erario, ma che ha di fatto paralizzato il mercato italiano delle automobili di lusso e più performanti. Un danno che il settore continua a scontare.

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