Quelle fake news create dalla sinistra che hanno acceso l'odio anti lombardo

Le minacce contro Fontana alimentate dallo scaricabarile del Pd sul mancato lockdown

Quelle fake news create dalla sinistra che hanno acceso l'odio anti lombardo

«Fontana assassino». Vernice rossa, falce e martello. Sembra di tornare alla Milano degli anni Settanta e invece siamo un passo oltre la character assassination, l'omicidio mediatico di Attilio Fontana. Il plotone di esecuzione è il solito: stampa di sinistra («È un serial killer», Marco Travaglio dixit), Pd, social carichi di odio, politici dalla lingua lunga e la memoria corta, cortissima. Perché stavolta non ci sono «compagni che sbagliano» da cercare, ma compagni che hanno sbagliato da nascondere. Perché se la Lombardia è il focolaio d'Italia non è (solo) colpa di Fontana. Ma della catena di errori, di slogan sbagliati e di incertezze che si sono concentrati nella settimana decisiva.

Eppure si punta il dito contro il Pirellone, ma il giochino è facile. Si vuol solo far dimenticare le proprie responsabilità per il mancato lockdown. Ci sono nomi e cognomi, per dirla con il premier Giuseppe Conte, lui che rassicurava tutti il 31 gennaio dopo la notizia dei due turisti cinesi contagiati a Roma (e intanto firmava lo stato di emergenza): «Lasciamo fare agli esperti»; «non c'è motivo di panico e allarme sociale»; «sono già state adottate misure rigorose di precauzione»; «non ci siamo fatti trovare impreparati». Mentre il centrodestra chiedeva quarantene mirate per chi tornava dalla Cina il Pd lanciava la campagna #Abbracciauncinese. I messaggi? «È terrorismo psicologico e sciacallaggio come scusa per l'odio» (Dario Nardella, 2 febbraio); «situazione sotto controllo» (il ministro della Salute Roberto Speranza). E intanto il sindaco Beppe Sala lanciava l'iniziativa #Milanononsiferma, Nicola Zingaretti aderiva entusiasta con tanto di aperitivo ai Navigli («Parola d'ordine normalità!»), Giorgio Gori si faceva fotografare a cena al ristorante con la moglie («Bergamo non ti fermare»). Poco lontano i triage e le terapie intensive di tutta la Lombardia si riempivano di malati in fin di vita.

Quando la Lombardia voleva «blindare» la Bergamasca il governo ha preso tempo, salvo poi chiudere tutto il recinto dopo che i buoi untori erano scappati. Una settimana dopo. Un'eternità, visti i danni a tutto il Paese. E di chi è la colpa? Di Fontana, ovviamente. Perché nella narrazione della sinistra e dei suoi il governatore avrebbe avuto il potere di farlo. Una suggestione che lo stesso Conte ha dovuto sbriciolare, ricostruendo i giorni dal 3 a 9 febbraio. Regione Lombardia il 3 marzo reitera - perché l'aveva già fatto - la richiesta al governo di istituire una zona rossa per Nembro e Alzano. «Dopo la prima indicazione del comitato tecnico scientifico il giorno 3 marzo - ha detto il premier durante una conferenza stampa - il 5 (due giorni dopo, ndr) ho chiesto io stesso di articolare meglio le ragioni a supporto di questa richiesta di una specifica cintura sanitaria, visto che ci stavamo già orientando verso una misura ancora più rigorosa, cioè di una cintura per l'intera Lombardia. Il giorno 6 ho discusso per ore con i componenti del comitato tecnico scientifico e alla fine siamo arrivati alla conclusione che si imponeva una zona rossa per l'intera Lombardia. E il giorno 7 ho firmato». La chiusura della Regione è stata una farsa, innescata da una serie di annunci e smentite che hanno portato all'assalto dei treni notte tempo. Qualcuno ha dato la colpa di quella fuga di notizie alla Lombardia, ma la tempistica non torna con le ricostruzioni di stampa. Perché alle 19 il Corriere della Sera aveva anticipato i'ipotesi lockdown, mezz'ora prima che la Lombardia ricevesse l'ufficialità.

A fare del leghista un bersaglio sono stati i bollettini delle Procure, quelli che si eccitano solo al tintinnar delle manette. Ha iniziato Repubblica con Gad Lerner, che in versione segugio lancia l'allarme sulle morti al Pio Albergo Trivulzio, poi ridimensionato dalle cifre del virologo Fabrizio Pregliasco lo scorso 6 maggio. E infine lui, il solito sobrio Marco Travaglio ad accusare l'assessore regionale alla Sanità Giulio («Avanzo di...» Gallera e Guido Bertolaso, «che più che creare posti letto, ne ha occupato uno», commissario di un ospedale gioiello in Fiera che tutti sperano resti una cattedrale nel deserto. Anche chi, come i lettori del Giornale, ha contribuito a realizzarlo. E ancora. È stata del governo all'inizio l'indicazione di non fare tamponi a tutti («diagnosi esclusivamente sui sintomatici», parola del Pd Majorino) è stata la sinistra con i suoi giornali a irridere Fontana, reo di aver indossato pubblicamente una mascherina in un periodo di isolamento parlando di «errore marchiano» e di «segnale devastante». Il migliore è stato Andrea Scanzi in versione Blue Oyster quando in un video ha insultato i giornalisti che lanciavano l'allarme, bollati come «ridicoli e deficienti» dall'alto del suo chiodo: «È una normale influenza, non uccide più di una influenza». Come no. Ma è colpa di Fontana...

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