L'incubo dei genitori sconosciuti per legge

Nell'ultima puntata di The Young Pope, Pio XIII, Papa rigoroso e intransigente, ha un colloquio sull'aborto col suo padre spirituale. Il cardinale lo invita ad assumere una visione più misericordiosa nei confronti dei peccatori. A pochi giorni di distanza Papa Francesco dice lo stesso ai suoi sacerdoti, invitandoli ad assolvere medici e pazienti coinvolti nell'interruzione volontaria di gravidanza, perché quando c'è il pentimento Dio è sempre disponibile al perdono. In realtà il film di Sorrentino non si limita a una profezia su Bergoglio ma esplora il mondo della maternità: quella ricercata, raccontando le vicissitudini di una donna sterile, e quella ripudiata, narrando le angosce di Lenny Belardo, orfano tormentato alla ricerca delle sue origini biologiche. Il giovane Papa s'interroga continuamente sulle motivazioni che hanno spinto i genitori ad abbandonarlo infliggendogli un trauma che non riesce a superare. La sua vita e la sua personalità si sono strutturate a partire da questa mancanza. L'essere stato abbandonato l'ha privato dell'innocenza infantile, minando la sua fiducia nel mondo e nelle relazioni, mettendo a dura prova la sua fede in Dio. L'orfano è un bambino cui è mancata la sicurezza primaria, quella prima fase della vita in cui si crede che tutto sarà possibile e risolvibile, in cui ci si sente, come disse Freud, «his majesty the baby», perfetti e completi. Crescendo, anche se l'esistenza è ricca d'insidie, si continua a percepire quella fiducia in sé e negli altri che dota della tenacia necessaria per andare avanti nonostante le difficoltà, nell'illusione che sarà possibile recuperare quello stato primitivo di benessere interiore. Nessun orfano può esimersi dal domandarsi chi sia e come sia iniziata la sua vita perché è a quell'inizio che sono ancorati tutti i passi successivi. Nel suo libro Frammenti ricomposti Emilia Rosati, vicepresidente del Comitato Nazionale per il Diritto alle Origini Biologiche, si chiede: «Che cosa implica essere frutto di un desiderio, di una scelta, di un'accettazione?». Significa poter far crescere verso il basso la propria radice e abbarbicarsi alla terra. Le quattrocentomila persone, nate da una madre che non ha voluto farsi nominare come genitore alla loro nascita, hanno il bisogno costante di sapere per ricomporre il puzzle della loro vita, chiudere il cerchio della loro identità. Anna Arecchia, Presidente del Comitato Nazionale per il Diritto alle Origini Biologiche, è indignata: «Aspettiamo da un anno e mezzo che il Senato approvi una legge, già passata alla Camera, che cancelli quella precedente, per cui per 100 anni figli e genitori biologici non possono provare a riallacciare il filo tagliato alla nascita». Ci sono stati molti ricongiungimenti che sono avvenuti nell'illegalità che hanno testimoniato come sia la madre sia il figlio si stessero cercando da anni, senza l'opportunità di ritrovarsi per una legge ingiusta che non tutela nessuno. Alcuni tribunali, scavalcando il legislatore, accolgono le istanze dei figli biologici e permettono l'accesso ai dati previa autorizzazione della madre. «Vogliamo rispettare la volontà delle nostre madri ma poterle conoscere, se lo vorranno, prima della loro morte» dice Anna.

Il tempo passa e il Senato temporeggia, non per un problema di contenuti ma per indifferenza e giochi politici che prevalgono su diritti di persone che vogliono soltanto la loro verità.

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