"Meglio di Bella Ciao". E scatta la censura alla Mussolini​

Dal profilo Instagram del consigliere comunale di Roma è stato rimosso un video in cui intonava qualche strofa del canto simbolo della Prima guerra mondiale

"Meglio di Bella Ciao". E scatta la censura alla Mussolini​

Anche intonare "La Canzone del Piave", al giorno d'oggi, può costare la rimozione dai social. È quanto denuncia Rachele Mussolini, consigliere comunale di Roma per Fratelli d'Italia, che un paio di giorni fa, in risposta alla proposta di legge presentata dai partiti di centrosinistra per istituzionalizzare "Bella Ciao" al pari dell'Inno di Mameli durante le celebrazioni del 25 aprile, ha deciso di cantare sui propri canali un paio delle strofe composte da Ermete Giovanni Gaeta. A chiusura del video, una semplice frase: "Io la preferisco a Bella Ciao, e voi?".

Troppo per i canoni ultraprogressisti di Instagram, che di punto in bianco ha rimosso il video "non rispettoso degli standard della community". Curioso che, quelli di Facebook invece (hanno lo stesso proprietario) li rispetterebbe, visto che il medesimo video è ancora regolarmente al suo posto. "Forse perché su Instagram stava ricevendo molte visualizzazioni - dice Rachele Mussolini al Giornale.it -, e infatti ho notato che dopo quel video avevo difficoltà a caricare anche altri post come se ci fosse un blocco temporaneo. Solo che, qualche ora dopo, i post successivi sono stati pubblicati, la Canzone del Piave, invece, non c'è più".

Uno dei tanti casi di censura arbitraria dei social che ormai sono all'ordine del giorno, ma la rabbia della Mussolini risiede nella natura stessa del ban e del contenuto in sé, per decenni considerato simbolo di unità nazionale. "Quelle strofe io le ho imparate a scuola - prosegue -, da bambina, quando talvolta non riuscivo nemmeno a coglierne il significato. All'epoca venivano insegnate a tutti, credo di averle imparate a memoria persino prima dell'Inno di Mameli, che debba essere bannata per aver detto che mi piacciono più di Bella Ciao mi sembra un'assurdità".

In effetti, che qualcuno, come il vignettista Vauro, preferirebbe sostituire il canto partigiano all'inno nazionale può dirlo tranquillamente, e ci mancherebbe altro. Ma a quanto pare "Bella Ciao" per i moderatori dei social deve per forza piacere a chiunque. O, peggio ancora, qualcuno in fase di moderazione potrebbe aver scambiato "La Canzone del Piave" per qualche canto fascista, abbinandolo al cognome del consigliere di FdI: "Ho avuto altri problemi in passato con i social per via del cognome che porto - conclude -, e per dei contenuti che ormai rinuncio a pubblicare, come gli auguri di compleanno, non apologetici ma affettivi, per mio nonno [Benito, NdR]. Addirittura avevano deciso di rimuovere una vecchia foto del Movimento Sociale, o un mio post dedicato a San Marco nel giorno del 25 aprile. Poi, però, mi capita regolarmente di trovare in giro la mia foto appesa a testa in giù su altri profili senza che nessuno dica nulla. Sono sempre stata estremamente moderata nelle esternazioni, perché ho rispetto di tutti, ma questa deriva è molto pericolosa perché le opinioni ormai non sono tutte uguali. Fra poco banneranno anche chi posta il tricolore?"