L'attacco avvenuto nella notte tra giovedì e venerdì contro il Collegio Pedagogico di Starobilsk, nella regione di Lugansk occupata dalle forze russe, rappresenta uno degli episodi più controversi e potenzialmente destabilizzanti delle ultime settimane di guerra.
Il bilancio delle vittime è salito ad almeno 18 morti e circa 60 feriti dopo il crollo dell'edificio che ospitava anche un dormitorio studentesco. I soccorritori hanno lavorato per tutta la notte tra le macerie alla ricerca di dispersi, mentre Mosca accusa Kiev di avere deliberatamente colpito una struttura civile. Putin ha definito l'operazione "non accidentale", sostenendo che l'attacco sarebbe stato condotto "in tre ondate" con sedici droni concentrati sullo stesso obiettivo. Dal Cremlino è arrivata anche la promessa di una risposta militare, con Putin che ha incaricato il ministero della Difesa russo di preparare "proposte di ritorsione". Zelensky non sembra impreparato e avverte del rischio di un attacco con il potente missile Oreshnik, mentre Kiev monitora segnali di una possibile offensiva combinata e gli Usa invitano i funzionari a lasciare la capitale.
La vicenda rischia anche di diventare un punto di svolta sul piano diplomatico. In una fase in cui diversi attori internazionali tentano di mantenere aperti canali di dialogo, la distruzione di un edificio presentato da Mosca come struttura educativa e residenziale alimenta la narrativa russa sull'attacco deliberato ai civili, irrigidendo il clima politico nonostante una piccola apertura di Lavrov verso alcuni Paesi occidentali. Kiev, tuttavia, respinge questa ricostruzione. Lo Stato Maggiore ucraino ha confermato di avere colpito obiettivi militari nell'area di Starobilsk, compreso un quartier generale dell'unità speciale russa "Rubicon", formazione d'élite specializzata nell'impiego di droni e considerata responsabile di numerosi attacchi contro infrastrutture civili ucraine. Sul piano propagandistico, Mosca punta ora a internazionalizzare il caso. La portavoce del ministero degli Esteri Zakharova ha annunciato l'organizzazione di una visita a Starobilsk per giornalisti stranieri accreditati a Mosca, accusando i Paesi occidentali di mentire sugli attacchi ucraini contro obiettivi civili.
L'episodio arriva mentre il conflitto continua ad allargarsi dal punto di vista geografico e strategico. Zelensky ha annunciato che i servizi di sicurezza hanno colpito un importante impianto chimico militare russo nella regione di Perm, a circa 1.700 km dal confine, e un deposito petrolifero a Novorossiysk, a quasi 350 km. Due realtà ritenute essenziali per la filiera industriale militare russa. Il presidente ucraino ha rivendicato l'operazione come "sanzione a lungo raggio contro Mosca".
L'attacco dimostra la crescente capacità ucraina di proiettare operazioni in profondità sul territorio russo, colpendo infrastrutture considerate strategiche per il sistema produttivo legato alla difesa russa. Nelle stesse ore la regione di Sumy è stata teatro di un episodio drammatico: un drone russo ha colpito una processione funebre causando un morto e otto feriti. Un Uav di Kiev è caduto in Lettonia, sul confine bielorusso, alzando la tensione sul possibile coinvolgimento di Lukashenko nel conflitto. Non a caso, ieri Trump ha prorogato di un anno lo stato di emergenza nei confronti di Minsk.
Resta aperto il fronte politico europeo.
Zelensky ha inviato una lettera ai vertici dell'Ue contestando la proposta tedesca di concedere all'Ucraina uno status di membro associato invece di procedere verso la piena adesione. Nella missiva definisce la proposta ingiusta, sostenendo che limiterebbe le manovre di Kiev sul diritto di voto.