Fu lui a sfilarlo dal seggiolone e dalle braccia di mamma Paola, quella sera del 2 marzo 2006. Tutti sperarono di ritrovare vivo quel bimbo dagli occhi azzurri e i riccioli biondi. Tutti lo cercarono per un mese. Invano. Tommy morì su uno scooter, chiuso in uno zaino, ucciso dalla furia dei suoi rapitori che si trasformarono in killer, colpendolo perché piangeva, infastiditi alla vista di un lampeggiante di un'ambulanza. Tommy aveva 18 mesi e visse ancora 18 minuti quella sera. Salvatore Raimondi, invece, 19 anni dopo è già tornato un uomo libero.
Oggi ha 46 anni, fa l'operaio, ha lasciato da alcune settimane il carcere di Forlì, dove era stato spostato, dopo una ulteriore condanna a 3 anni e mezzo per estorsione, minacce e gioco d'azzardo all'interno del carcere di Ferrara. Rito abbreviato, 20 anni per il "solo" rapimento, mai un permesso richiesto. Una decina di anni fa si è anche sposato, con un'altra detenuta, tuttora in carcere. Per tutti, però, resta uno dei killer del piccolo Tommy, rapito da un casolare alle porte di Parma e ritrovato dopo un mese, la sera del 1° aprile 2006, nella boscaglia sul ciglio della via Emilia, non lontano dall'argine del fiume Enza. Raimondi era il più giovane della banda: Mario Alessi, condannato all'ergastolo, oggi ha 65 anni. A Parma era arrivato dalla Sicilia con un'accusa di stupro sulle spalle. Antonella Conserva era la sua compagna e avrebbe dovuto occuparsi del bambino "in cattività": condannata a 24 anni, oggi ha 51 anni e, grazie al riconoscimento delle attenuanti generiche, gode da tempo della semilibertà e presto potrebbe lasciare il carcere di Mantova. Raimondi scelse l'abbreviato: dopo un mese crollò e confessò che sì, lui aveva partecipato al rapimento di Tommy. Fece i nomi della banda, ma disse di non aver mai visto Alessi sferrare il colpo di vanga al bambino. Poco importa. Come dice oggi la mamma di Tommy che fra pochi giorni avrebbe compiuto 21 anni: "Spero che nessuno torni mai a Parma, la mia vita è finita allora, la loro continua", ha spiegato Paola Pellinghelli alla Gazzetta di Parma. La donna, impiegata alle Poste come il marito, si chiede come abbia potuto sopportare tutti questi anni: un altro figlio da crescere, Sebastiano, 27 anni, che oggi è laureato in scienze motorie e che non ha mai dimenticato quell'ultima cena a Casalbaroncolo. E poi il marito, Paolo: indagato per pedopornografia, patteggiò 6 mesi, ebbe un infarto nel 2008, senza riprendere conoscenza, morì 6 anni dopo, nel 2014.
Gli inquirenti ricordano le molte ombre sul caso: fin dall'inizio era chiaro che quella non fosse una famiglia abbiente. Fin da subito furono evidenti le imperizie di quel gruppo mal assortito, capace, però, purtroppo di uccidere. Lasciarono le impronte sullo scotch con cui immobilizzarono i parenti; persero la sim card con cui avrebbero dovuto "agganciare" i genitori per chiedere il riscatto di 5 milioni. Alessi era muratore e aveva assoldato Raimondi come garzone. Entrambi avevano lavorato nel casolare degli Onofri per ristrutturarlo: si erano convinti che tramite quell'uomo avrebbero avuto accesso a chissà quali fortune. Le indagini si orientarono in fretta su quei due male in arnese. Poi Raimondi crollò e indico anche il luogo in cui Alessi si era disfatto del corpicino di Tommy. Ucciso perché aveva pianto.
A piangere fu tutta la città in quei giorni: piansero gli inquirenti, piansero i carabinieri che ritrovarono il bimbo. Piansero i cronisti che per un mese raccontarono una storia sperando in un finale diverso. "Non parlatemi di perdono, per me restano tutti delinquenti, se la vedranno con Dio, se ci credono", dice mamma Paola.