"Il rapporto sulla polizia razzista? Basato su testimonianze discutibili"

lI commissario italiano del Consiglio d'Europa: "Sono solo indicazioni generali su singole tematiche"

"Il rapporto sulla polizia razzista? Basato su testimonianze discutibili"
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Professor Alberto Gambino, commissario del Consiglio d'Europa, se l'aspettava questa eco mediatica sul rapporto Ecri che accusa la polizia di razzismo?

«In parte. La pubblicazione del rapporto Ecri è spesso atteso dai Paesi del Consiglio d'Europa che ancora non sono entrati nell'Unione Europea perché è ritenuto un esame importante per entrarvi. Non è il caso dell'Italia, per questo non mi aspettavo un clamore così rilevante».

Che giudizio dà del rapporto?

«Il rapporto è stato scritto da due colleghi e non dal sottoscritto che come italiano non poteva entrarvi. Posso solo dire che è importante leggerlo con compiutezza in una prospettiva di autocritica costruttiva e non fermarsi a punti che potrebbero essere ritenuti opinabili o discutibili.

Come lavora la Commissione?

«Nella stesura dei Rapporti la Presidenza della Commissione individua due commissari che, muovendo dal Rapporto precedente (2016) acquisiscono dati e informazioni attraverso studi di altri organismi di monitoraggio internazionali, gli stessi governi e gruppi intermedi. Poi i due commissari si recano nel Paese da monitorare e intervistano tutti i soggetti, istituzionali e non, coinvolti in tema di tutela delle minoranze e rispetto dei loro diritti. Quindi, quando il Rapporto è steso in forma non definitiva, lo inviano al Governo dello Stato monitorato e raccolgono osservazioni. L'Ufficio di Presidenza dell'Ecri con i due commissari incaricati seleziona le osservazioni da accogliere e modifica il Rapporto».

Quanto è importante il giudizio di questo istituto per i governi nazionali?

«È importante perché offre una lettura esterna e qualificata a quanto accade nel proprio Paese sul tema dei diritti e di tutela delle minoranze».

La scelta delle fonti sfruttate per il rapporto sembra orientata.

«La Raccomandazione rivolta al Governo italiano di commissionare uno studio indipendente su eventuali pratiche di profilazione razziale da parte delle forze dell'ordine, non deriva da alcuna constatazione che ciò effettivamente si verifichi in Italia ma piuttosto è indicato dai due Commissari (rumeno e bulgara,

ndr) che hanno redatto il Rapporto attraverso singole testimonianze raccolte durante la loro visita in Italia, testimonianze peraltro discutibili in quanto riconducibili agli stessi soggetti interessati da fermi di polizia».

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