Razzi russi su un condominio. È strage di civili a Odessa. Kiev: "Bastardi, reagiremo"

Colpito anche un centro ricreativo: 21 vittime, due sono bimbi. Peskov respinge le accuse: "Non attacchiamo obiettivi civili". A Mariupol un'altra fossa comune con 100 corpi

Razzi russi su un condominio. È strage di civili a Odessa. Kiev: "Bastardi, reagiremo"

Come sia possibile bombardare un condominio con i panni stesi e le antenne paraboliche e sostenere, come fa il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov, che «le forze armate russe non attaccano obiettivi civili e infrastrutture civili durante le operazioni militari speciali» è uno dei tanti misteri di questa guerra stupida e orribile.

Eppure accade. Accade che nella notte tra giovedì e venerdì tre missili russi X-22 lanciati da aerei strategici Tu-22 provenienti dal Mar Nero colpiscano un edificio residenziale e un centro ricreativo nel villaggio di Sergiyivka nel distretto di Bilhorod-Dnistrovsky, a pochi chilometri da Odessa, da cui lo divide la foce del fiume Dnestr. L'attacco riduce quasi in cenere i due edifici, provocando numerosi morti: nel momento in cui scriviamo il bilancio è fermo a ventuno, tra i quali due bambini, a cui si aggiungono 38 feriti tra cui sei bambini, due sono molto gravi. Dopo poche ore, reagendo alla rabbia di Kiev e all'indignazione di tutto il mondo, ecco il Peskov negatore di evidenze: i russi «colpiscono i depositi militari, le imprese che equipaggiano e riparano l'hardware militare, i depositi di munizioni, le aree di concentrazione e di addestramento dei mercenari, compresi quelli stranieri, e gli elementi nazionalisti». Ma non i civili. Andatelo a raccontare ai familiari che piangono venti anime innocenti. Nel nome dei quali l'Ucraina minaccia vendette. E lo fa con un tono quasi cinematografico: «Con che razza di bastardi dobbiamo combattere. Bene, aspettatevi una risposta, maledizione. E non dovrete aspettare a lungo», assicura Oleksiy Arestovich, consigliere del presidente ucraino Volodymyr Zelensky.

Ieri è stato un sabato di attacchi pesanti, l'ennesima dimostrazione che l'armata di Putin è entrata in una nuova fase di aggressività. A Mykolaiv, a un centinaio di chilometri a nord-est di Odessa, dieci missili sono stati lanciati dai russi in meno di mezz'ora. Le proibitissime e disumane bombe a grappolo hanno colpito l'area del porto, causando secondo il governatore della regione Vitaliy Kim e il sindaco Oleksandr Sienkevych alcune vittime, di cui ancora non si conosce il numero.

Va avanti l'offensiva anche nel Donbass. Secondo la solitamente affidabile intelligence della Difesa britannica le forze di terra russe hanno conquistato il villaggio di Pryvilla, a nord ovest della contesa città di Lysychansk, nel Lugansk, dove si combatte anche per il controllo della raffineria, e i russi rivendicano anche di aver completato l'accerchiamento e di continuare l'avvicinamento alla città gemella di Severodonetsk. La versione ucraina è che l'esercito russo sta cercando di accerchiare le truppe ucraine da Sud e da Ovest fuori dalla città di Lysychansk, nella regione di Lugansk e le unità ucraine sono state sottoposte al fuoco dell'artiglieria fuori dagli insediamenti di Siversk, Bilohorivka, e Vovchoyarivka. I russi stanno anche tentando di prendere il controllo di un tratto dell'autostrada Bakhmut-Lysychansk.

Il giorno dopo l'abbandono da parte dei russi dell'isola dei Serpenti nel Mar Nero, vissuta dagli ucraini e dal tutto il mondo occidentale che li sostiene come una vittoria, cresce la sensazione che la decisione strategica di Mosca sia avvenuta per «buona volontà» ma «a causa dell'isolamento della guarnigione e della sua crescente vulnerabilità agli attacchi ucraini». E comunque la sconfitta russa sulla sperduta isoletta, anche se comunque contribuisce a ridurre la pressione su Odessa, «non metterà fine al blocco navale, perché le forze russe hanno accesso a sistemi anti nave basati a terra in Crimea e nell'oblast di Kherson», precisano gli analisti dell'Institute for the Study of War, un think tank americano.

Cresce anche il coinvolgimento della Bielorussia, nel conflitto. Secondo Vadym Skibitskyi, portavoce dell'intelligence ucraina, sette battaglioni delle forze armate bielorusse sono stati schierati al confine di Stato con l'Ucraina, anche se secondo Kiev è al momento improbabile che venga lanciata un'offensiva diretta dalla Bielorussia. «Oggi non c'è una minaccia diretta dalla Bielorussia, poiché non è stato creato un raggruppamento militare e non è stato istituito un sistema di controllo adeguato. Questo è l'elemento chiave dei preparativi diretti per le ostilità», ha osservato Skibitskyi. Tuttavia il dispiegamento dei battaglioni, spiega l'esponente dell'intelligence, costringe il comando ucraino a spostare forze aggiuntive e ciò «distoglie risorse e mezzi dal nostro fronte orientale».

Ed è di ieri la scioperta di un'altra fossa comune con più di cento corpi a Mariupol, città martire dell'Ucraina sud-orientale ora sotto il tallone russo. «Le strade si stanno gradualmente trasformando in tombe permanenti», afferma il consigliere del sindaco Petro Andryushchenko.

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