Le reazioni politiche alla mossa di Berlusconi

Plauso da tutto il centrodestra. Ma anche il M5S e il Pd apprezzano la decisione del Cavaliere. I dem però non vogliono lasciare il pallino ai rivali

Le reazioni politiche alla mossa di Berlusconi

Il leader di Forza Italia ha annunciato il passo indietro: non sarà lui il candidato del centrodestra per il Quirinale. Vediamo come hanno reagito le varie forze politiche. In una nota al termine del vertice del centrodestra Giorgia Meloni, leader di Fratelli d'Italia, apprezza "il senso di responsabilità di Silvio Berlusconi, che a seguito della verifica che si era riservato di fare per accertare le effettive possibilità di elezione, ha rinunciato a offrire la sua disponibilità alla candidatura a Presidente della Repubblica".

"Scelta decisiva e fondamentale - dice il leader della Lega Matteo Salvini - Berlusconi rende un grande servizio all'Italia e al centrodestra, che ora avrà l'onore e la responsabilità di avanzare le sue proposte senza più veti dalla sinistra".

"Il centro destra non è maggioranza e non ha quindi diritto di prelazione sul Quirinale - scrive su Twitter il segretario del Pd, Enrico Letta -. Lo abbiamo detto fin dall'inizio. Ora col ritiro di Berlusconi e lo scontro deflagrato all'interno del centrodestra tutto è chiaro. Ora ci vuole accordo alto su nome condiviso e Patto di Legislatura".

Giuseppe Conte, presidente M5S, scrive su Twitter: "Lo avevamo affermato in modo chiaro: la candidatura di Silvio Berlusconi era irricevibile. Con il suo ritiro facciamo un passo avanti e cominciamo un serio confronto tra le forze politiche per offrire al Paese una figura di alto profilo, autorevole, ampiamente condivisa". E sempre per i CInque stelle il sottosegretario all'Interno Carlo Sibilia sottolinea che "Berlusconi ha fatto un passo indietro. Abbiamo fatto fronte comune e abbiamo scongiurato la candidatura di parte. È un primo obiettivo raggiunto. Ora è il momento di lavorare per una figura di alto profilo che unisca il Paese".

"Da Silvio Berlusconi decisione responsabile", dichiara il senatore Pd Andrea Marcucci. "Ora lavoriamo per una candidatura condivisa. L'esigenza di unità nel Paese deve essere una priorità per tutti quelli che hanno a cuore il futuro del Paese".

"Ancora una volta il presidente Berlusconi ha confermato il suo senso dello Stato, il suo impegno costante per un'Italia migliore, il suo anteporre gli interessi del Paese a quelli di una sola parte politica", afferma in una nota Mariastella Gelmini (Forza Italia), ministro per gli Affari regionali. "Lo ha fatto innumerevoli volte, l'ultima circa un anno fa, permettendo - in un momento estremamente delicato - la nascita del governo di unità nazionale, guidato dal presidente Draghi. Lo ha fatto oggi, con un gesto da statista, rinunciando alla candidatura che tutto il centrodestra gli aveva proposto, per favorire la più ampia convergenza nella scelta del prossimo presidente della Repubblica. La sua candidatura non sarebbe stata divisiva - e il comunicato diramato oggi ne è l'ennesima dimostrazione -, come alcuni hanno voluto far credere, ed anzi una sua ascesa al Colle sarebbe stata un'opportunità di pacificazione nazionale. Il presidente Berlusconi ha scelto un'altra strada: rispettiamo la sua decisione, ed ammiriamo il suo coraggio. Adesso toccherà al centrodestra, coalizione politica con la maggioranza relativa dei grandi elettori, avanzare una proposta per la presidenza della Repubblica".

"Il presidente Silvio Berlusconi ha dimostrato ancora una volta non semplice senso di responsabilità ma amore per il Paese e le Istituzioni", dichiara in una nota il sottosegretario alla Difesa e deputato di Forza Italia, Giorgio Mulè. "Pochi possono vantare questo altissimo valore che guarda all'unione e mai alla divisione, che guarda alla collegialità delle scelte e mai all'imposizione. Nella scelta di Silvio Berlusconi c'è ancora una volta la grande lezione dello statista che ama il suo Paese e lo mette prima di qualsiasi legittima ambizione. La speranza è che provino a imparare questa lezione quanti hanno nutrito e alimentato in queste settimane il pregiudizio nei confronti del Presidente Berlusconi. La prossima elezione del Capo dello Stato obbliga tutti i grandi elettori a recuperare lo spirito invocato da Berlusconi togliendo dal tavolo inaccettabili veti".

Goffredo Bettini, dirigente nazionale del Pd, ai microfoni di "In Onda" (LA7) abbassa gli entusiasmi della sinistra: "La cosa positiva è che si stappa la bottiglia, abbiamo perso troppi giorni dietro a una candidatura inaccettabile, si è preso atto della realtà. La posizione di Letta e Conte che non avrebbero discusso finché c'era Berlusconi in campo, ha determinato la scelta più saggia. Posso sbagliarmi ma ho notato una differenza di toni tra Salvini e Berlusconi. Salvini ha ribadito una proposta di centrodestra, ma non hanno i numeri anche loro, Berlusconi ha parlato di figura di alto profilo. Faccio notare questa discrepanza. O c'è un salto di consapevolezza, un atto di generosità da parte della politica o non so".

"Abbiamo invece apprezzato assai meno - si legge in una nota di Fratelli d'Italia - le indiscrezioni uscite nel corso del vertice (del centrodestra, ndr), che non corrispondono in alcun modo alla realtà. Durante la riunione non sono state formulate da alcuno specifiche proposte di candidatura né tantomeno sono stati posti veti di alcun genere". "Piuttosto, durante la riunione, Fratelli d'Italia ha insistito affinché fosse chiaro che non auspica in alcun modo che la legislatura prosegua, come invece possono eventualmente ritenere le forze politiche della maggioranza", sottolinea la nota. "Fratelli d'Italia resta ferma sulla necessità che il centrodestra esprima una o più candidature della propria area culturale, che rappresenta la maggioranza degli italiani. Se questo non fosse possibile, la nostra priorità e che vi sia un Presidente della Repubblica autorevole e capace di difendere l'interesse nazionale e la sovranità popolare. La questione di Mario Draghi al Quirinale, sulla quale non abbiamo espresso alcun giudizio, non è stata posta e sarebbe semmai problema che possono avere le forze che partecipano al suo governo".

La senatrice Emma Bonino, leader di +Europa, commenta così la mossa del Cavaliere: "Berlusconi ha detto che rinuncia alla corsa al Colle e il centrodestra che non voterà Draghi al Quirinale. Posto che prima o poi anche il centrosinistra dovrà fare un nome, resto convinta che si debba tenere insieme Quirinale e governo. Il paese - ha concluso - è ancora afflitto da grandi problemi, riforme che mancano, il Pnrr che deve essere attuato, manca la riforma del fisco, della giustizia e della concorrenza. C'è ancora tanto lavoro da fare. Si deve trovare una convergenza tra il nome per il Quirinale e il governo Draghi".

In una nota Coraggio Italia dopo aver ringraziato Berlusconi per il "generoso gesto di ritiro della sua candidatura" sottolinea che tale scelta "apre la possibilità alla coalizione di centrodestra di avviare un ampio confronto, senza soluzioni precostituite, con tutte le forze politiche per raggiungere la più ampia condivisione possibile per individuare il nuovo Presidente della Repubblica. Al tempo stesso occorre garantire, in questa delicata fase, non solo il prosieguo della legislatura fino a scadenza naturale, ma anche il rafforzamento della compagine di Governo e l’avvio di un percorso di riforme tese a garantire la stabilità del Paese in futuro".

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