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Rebus fermo preventivo: il pm lo può disinnescare

La polizia potrà bloccare le persone "pericolose" prima dei cortei. Ma sono sempre i magistrati a stabilire se il soggetto va trattenuto

Rebus fermo preventivo: il pm lo può disinnescare
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Non sembra destinato a rasserenare il clima tra governo e magistratura, il varo del decreto legge sulla sicurezza. La spiegazione è semplice: almeno una, ed è la più rilevante e simbolica, delle norme introdotte dovrà fare i conti con l'applicazione pratica da parte dei magistrati. Ed è praticamente scontato che da una parte consistente delle toghe verranno messi ostacoli consistenti alla misura varata dal governo con l'obiettivo di prevenire, prima ancora di reprimere, le violenze di piazza.

Nuovo terreno di scontro, dunque, un po' come le leggi sui migranti. Si tratta della norma che all'articolo 7 del decreto introduce la possibilità per le forze di polizia in occasione di manifestazioni di "accompagnare nei propri uffici persone rispetto alle quali, in relazione a specifiche e concrete circostanze di tempo e di luogo e sulla base di elementi di fatto" siano sospette di preparare violenze: ovvero quelle per cui "sussista un fondato motivo di ritenere che pongano in essere condotte di concreto pericolo per il pacifico svolgimento della manifestazione, e ivi trattenerle per il tempo strettamente necessario ai fini del compimento dei conseguenti accertamenti di polizia e comunque non oltre le dodici ore".

Non è una norma priva di precedenti, la stessa facoltà viene già oggi riconosciuta alle forze dell'ordine nei confronti di chi rifiuta di "dichiarare le proprie generalità" (e anzi in questo caso il fermo può protrarsi a 24 ore). Ora la stretta si applica a chi, con o senza documenti, dà motivo - a ridosso di un corteo o di un'altra iniziativa pubblica - di prepararsi a trasformarla in scontri di piazza. È una norma da tempo invocata dalle forze di polizia, costrette a assistere agli sbarchi di antagonisti e black bloc senza poterli bloccare prima dell'inizio degli scontri. Tutto ok dunque? Non tanto.

Perché al comma successivo - probabilmente per schivare accuse di incostituzionalità - si specifica che "dell'accompagnamento e dell'ora in cui è stato compiuto è data immediata notizia al pubblico ministero il quale, se riconosce che non ricorrono le condizioni di cui al comma precedente, ordina il rilascio della persona accompagnata". A decidere se il sospetto può essere trattenuto, è insomma sempre il pm di turno. Telefonata immediata della polizia, decisione immediata (anche se la norma non lo specifica) da parte del magistrato. Situazione complessa, soprattutto se a venire fermata è una comitiva di ultras e la polizia deve indicare per ognuno di essi quali sono le "condotte di concreto pericolo" di cui si sono resi responsabili. La norma è forzatamente vaga, quindi ci sarà ampio spazio per il pm di turno di dire che per uno o più dei fermati non ci sono le "condotte di concreto pericolo". A quel punto liberazione istantanea, magari in tempo per raggiungere la manifestazione.

Andrà a finire così? Il rischio è concreto, soprattutto se a decidere si troverà uno dei magistrati che in questi anni - secondo l'opinione di autorevoli colleghi - si sono dimostrati incapaci di capire appieno i rischi drammatici legati alla deriva violenta dei centri sociali. A questo approccio "morbido" non è esclusa la soddisfazione di neutralizzare un provvedimento, quale il decreto sicurezza, visto come un sintomo della deriva autoritaria targata centrodestra. Si dirà: ma la legge è legge, e devono applicarla. Ma su questo versante si può dare per scontato che alla prima occasione utile ci saranno pm e giudici pronti a chiedere che la legge sia cancellata, presentando ricorso alla Corte Costituzionale: come accade ripetutamente, da anni, ogni qualvolta entra in vigore una legge che viene accusata dalle toghe di far prevalere la sicurezza sui diritti civili.

L'accusa, di solito, è di "irragionevolezza", ed è stata quasi sempre respinta. Ma nel frattempo si otterrà il risultato di rendere più faticoso per le forze di polizia utilizzare lo strumento introdotto dal decreto ma accusato di violare la Carta fondamentale della Repubblica.

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