Il reddito di cittadinanza spacca il Carroccio: nervi tesi Maroni-Salvini

Il governatore apre all'esperimento, ma il suo segretario lo blocca: "No all'elemosina, giù le tasse"

Il reddito di cittadinanza spacca il Carroccio: nervi tesi Maroni-Salvini

MilanoNervi super tesi nella Lega dopo la dichiarazione del governatore della Lombardia Roberto Maroni che ne vuol fare la prima regione a «sperimentare il reddito di cittadinanza per chi è in difficoltà economica». Utilizzando fondi europei da destinare alla «lotta alla povertà» per 220 milioni di euro. Perché, ha detto ieri, non è comprensibile che in un momento di crisi «un settantenne in difficoltà sia aiutato, mentre un giovane disoccupato non abbia niente». Da coinvolgere mondo del volontariato e terzo settore che diventerebbero i soggetti attuatori della politiche del lavoro a cui punta l'intervento.

Una svolta «grillina» non gradita al segretario del suo stesso partito. «Allo Stato elemosiniere io preferisco lo Stato che abbassa le tasse», ha tagliato corto un Matteo Salvini reduce dal pienone del teatro Brancaccio nella serata organizzata a Roma da CasaPound. Ma pollice verso anche da Umberto Bossi: «Non ci sono i soldi per farlo neppure in Lombardia. Piuttosto del reddito di cittadinanza è meglio creare posti di lavoro». Come a dire che l'aumento dei voti di domenica ha già avuto come primo effetto il moltiplicarsi delle liti interne al Carroccio. E magari una resa dei conti tra i colonnelli di una Lega che guarda ormai strabica ai «fascisti del terzo millennio» di CasaPound, ma anche a Beppe Grillo. Perché la bordata di Maroni non s'è fatta attendere. «Salvini dice che è elemosina di Stato: se fosse così avrebbe ragione, ma non è così perché il Fondo sociale europeo è un'altra cosa. Sono stato ministro del Welfare e so di cosa parlo, tanti invece parlano senza sapere».

Gelo anche in Forza Italia. «Perplessa» Mariastella Gelmini per la quale si «può fare a meno di soluzioni che hanno il sapore dell'assistenzialismo». Visto che «il reddito di cittadinanza, non a caso applaudito dai 5 Stelle, è una forma assistenziale che non ci aiuta ad uscire dall'impasse. Per noi le parole chiave restano: lavoro e impresa». Mentre i «grillini» con Dario Violi, oltre alla marcia Perugia-Assisi di tre giorni fa, ricordano la proposta di legge già depositata in Lombardia con «un progetto che sostiene concretamente i cittadini che hanno perso o non riescono a trovare un lavoro e che riceverebbero, per un massimo di tre anni, un sussidio mensile dalla Regione. Mettendosi a disposizione della collettività per lavori socialmente utili nelle scuole e nei tribunali». Dura con Maroni la Cgil: «Oggi il primo reddito di cittadinanza è avere un lavoro».

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