Referendum, Napolitano fa mea culpa: "Una sconfitta anche per me"

Il Presidente emerito della Repubblica riconosce le proprie colpe: "Lo scontro è stato troppo politicizzato: in futuro mi dedicherò agli studi"

Referendum, Napolitano fa mea culpa: "Una sconfitta anche per me"

Per Giorgio Napolitano è l'ora del mea culpa. Il Presidente emerito della Repubblica si batte il petto e traccia un'analisi politica dal bilancio assai negativo.

Intervistato dal quotidiano romano ll Messaggero, Napolitano promette di "dedicarsi agli studi", ma per chi lo conosce è chiaro che gli sarà difficile allontanarsi dalla politica.

Del resto la politica non l'ha mai abbandonata, nemmeno dopo che, nel 2014, abbandonò le dorate stanze del Quirinale dopo otto anni: un record mai raggiunto in epoca repubblicana. Una volta divenuto emerito, anzi, l'ex Presidente ha continuato a tessere le proprie trame, divenendo uno dei principali sponsor della riforma costituzionale poi bocciata nel referendum del 4 dicembre scorso.

"Quel voto è stata una sconfitta anche per me - rimugina amaro Re Giorgio - È partita male, innanzitutto da un preannuncio clamoroso di No che ha caratterizzato il documento firmato da 56 studiosi. Si è rapidamente innescata una contrapposizione con molti schematismi e con crescente virulenza. La personalizzazione e politicizzazione del confronto ad opera dell'allora presidente del Consiglio si è subito trovata di fronte a una personalizzazione alla rovescia da parte delle più variegate opposizioni. Che a un obiettivo di vittoria politica per Renzi e per il governo, opponevano l'obiettivo di una traumatica sconfitta del presidente del Consiglio".

E in questo processo Napolitano non esita ad ammettere anche le proprie colpe: "Si sono fatti, non solo da parte mia, molti tentativi per allentare una tensione sempre più politica e sempre meno attenta al contenuto e al significato della riforma. E non sono mancati, da parte del presidente del Consiglio, riconoscimenti dell'errore compiuto e impegni a modificare l'approccio seguito. Ma tutto troppo lentamente, non in modo conseguente, e troppo tardi."

Una "gran brutta storia", chiosa infine l'ex Presidente. Che assicura di mantenere un "maggior distacco" dal governo Gentiloni rispetto a quanto fatto in passato con i precedenti esecutivi. Chi c crede davvero?

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