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Il "referente" così fragile da pentirsi e i legami millantati con la politica

Dalla Frassinetti a Mantovano, ecco con chi aveva rapporti Amico. Ma nessuno di loro è indagato dalla magistratura

Il "referente" così fragile da pentirsi e i legami millantati con la politica
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Da inchiesta flop alla mamma di tutte le indagini tra mafia e politica, con un picciotto semplice come Gioacchino Amico (foto) - talmente fragile da pentirsi - esaltato al rango di "referente" dei rapporti tra e Fratelli d'Italia e tre mafie atipiche, sganciate dal territorio di origine e "distaccate" a Milano. È strano il destino di Hydra, l'indagine del pm milanese Alessandra Cerreti che ha spostato sul terreno economico l'alleanza (già esistente, a più livelli) tra mafia, camorra e 'ndrangheta con "un'unica struttura confederativa", sostanzialmente senza capi per gestire appalti (edilizia, forniture Covid, e-commerce, parcheggi nell'aeroporto) e riciclarne i proventi smerciando a basso costo crediti d'imposta tramite società con sede a Londra e in Delaware, senza sparare un colpo. Quando nel 2023 l'indagine nata dal pentito Emanuele De Castro (arrestato nel 2019 nell'operazione Krimisa) venne demolita dal gip Tommaso Perna perché "il vincolo associativo tra tutti non è dimostrato" e perché "manca il metodo mafioso", i giornaloni si accodarono al gip. Oggi invece ne rivendicano la portata, ripescando dalle oltre 1.500 pagine di Hydra le trame del presunto "referente" dei Senese Amico con il sottobosco del centrodestra milanese: la deputata Paola Frassinetti, oggi sottosegretario all'Istruzione, gli europarlamentari Carlo Fidanza e Mario Mantovani, quest'ultimo citato all'interno di un tentativo dei Senese di accaparrarsi la gestione delle mense di alcune Rsa lombarde. I contatti con politici di secondo piano come l'ex sindaco di Cologno Monzese Angelo Rocchi della Lega, quello di Abbiategrasso Cesare Nai. Affari conclusi? Zero. Soldi? Favori reciproci? Voto di scambio o semplici millanterie? Nessuno di loro sarebbe indagato, quindi?

Mesi prima di quella inchiesta il procuratore capo di Milano Marcello Viola aveva individuato in una "pax mafiosa" gli accordi "stabili e duraturi" tra i clan che si spartiscono semi indisturbati la città. Ma un conto è parlare della 'ndrangheta "vera", quella che sta in Aspromonte, altro è inseguire chi si nasconde dietro il brand per fare affari di grande interesse investigativo, "carriera" che aveva scelto il rampollo Antonio Bellocco per entrare nel business delle curve e lasciarci le penne. Senza dimenticare che nel consorzio Hydra ci sono tre clan atipici: la mafia trapanese di Matteo Messina Denaro, gli "scissionisti" di 'ndrangheta di Lonate Pozzolo (Varese) e la camorra romano-napoletana, con "cointeressenze multistrutturate" tra "gruppi tra loro disomogenei" come i Fidanzati, i Rinzivillo, gli Iamonte della Jonica e i Moccia di Afragola.

A che titolo parlava Amico? A chi rispondeva? I contatti (anche solo millantati) puzzano più di opportunismo politico che di reale strategia mafiosa. Dubbi a cui presto la Procura dovrà dare una risposta. Per evitare il sospetto che, ancora una volta, la lotta alla mafia venga strumentalizzata dallo scontro politico.

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