Guerra in Ucraina

Regime di bugie che ricalca la farsa Urss

A coloro (sono tanti, che tristezza) che pretendono di mettere sullo stesso piano le contrapposte Russia e Ucraina, potrà essere utile un piccolo promemoria

Regime di bugie che ricalca la farsa Urss

A coloro (sono tanti, che tristezza) che pretendono di mettere sullo stesso piano le contrapposte Russia e Ucraina, potrà essere utile un piccolo promemoria. Un paio di recentissimi episodi che ricordano quanto la Russia di oggi ormai sia simile all'Unione Sovietica la cui grandezza Vladimir Putin rimpiange. Similitudine nella grottesca propaganda ufficiale, che raccomanda per oggi ai media russi, nell'ottantesimo anniversario della vittoria di Stalingrado, di riferire dell'inaugurazione di un monumento a Stalin (non ai caduti: a Stalin) paragonando lo sforzo bellico contro i nazisti (veri) di allora a quello di oggi contro quelli (immaginari) in Ucraina. Nel bavaglio imposto alle organizzazioni come Memorial, che lavorano perché il ricordo degli orrori inflitti agli oppositori del regime sovietico venga tramandato e sia d'insegnamento. Soprattutto, nel quotidiano di ogni cittadino russo che si rispetti, questa somiglianza si manifesta nella facilità con cui si può essere arrestati e condannati per aver detto ciò che si pensa, soprattutto se è vero.

Il primo episodio è avvenuto tre giorni fa a Krasnodar, nel sud della Russia. Ristorante elegante, al tavolo siedono marito e moglie sulla quarantina con il figlioletto di nove anni. Conversano tra loro, si lasciano scappare una critica alla guerra all'Ucraina. Come ai «bei tempi» dell'Urss qualche probo cittadino si sente in dovere di avvisare la polizia, che accorre prontamente: i coniugi vengono ammanettati seduta stante, davanti al loro bambino in lacrime. La donna si ribella, grida che non si piegherà e non tacerà, si getta a terra e viene trascinata via così, davanti al pubblico ammutolito: i cinque anni di prigione che rischia potranno diventare dieci, perché aggiunge di augurarsi che Putin perda la sua guerra.

Secondo episodio, ieri. Otto anni di galera al giornalista 64enne Aleksandr Nevzorov per «diffusione di false notizie sull'esercito russo»: ha solo detto la verità sui massacri di civili a Bucha e a Mariupol in Ucraina, per questo Putin lo odia. Per sua fortuna il processo è in contumacia, si dice che Nevzorov sia in Italia con la moglie. Informato della sentenza, ha commentato: tra otto anni la Russia non esisterà più. Forse intendeva Putin, che con la Russia ormai coincide. Gli ha risposto, nel suo tipico stile aggressivo, il capo della milizia Wagner, Evgeny Prigozhin: «Affarista e necrofilo, torna in Russia, vai in galera e poi arruolati a Bakhmut». Ossia, vai a morire ammazzato. Al fronte, con la sua orda di galeotti prezzolati, nuovi eroi della Russia di oggi.

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