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Renzi dice "Ciao" a Conte: pronto a tutto su Mes e 007

Ciao Conte. Ed ecco che alla fine dell'anno della pandemia, dopo un Natale unico e diverso da tutti gli altri, l'ultimo scampolo del 2020 politico ci riserva un'altra scena inedita

Renzi dice "Ciao" a Conte: pronto a tutto su Mes e 007

Ciao Conte. Ed ecco che alla fine dell'anno della pandemia, dopo un Natale unico e diverso da tutti gli altri, l'ultimo scampolo del 2020 politico ci riserva un'altra scena inedita. Una conferenza stampa contro il governo organizzata dal leader di uno dei partiti di governo. Con tanto di controproposta alternativa rispetto a quella partorita dall'esecutivo. Così Matteo Renzi si inventa il Ciao. Che sta per cultura, infrastrutture, ambiente, opportunità. Ed è la sigla del testo in 61 punti redatto da Italia Viva per smontare il piano di spesa dei soldi del Next Generation Eu messo a punto dal premier Giuseppe Conte. Nemmeno il tempo di digerire la sbornia della prima giornata di vaccini che subito l'orologio della crisi ha ripreso a ticchettare. E se Dario Franceschini e il Richelieu dem Goffredo Bettini rilanciano sulla coalizione elettorale giallorossa e sulla «Lista Conte» alleata al M5s e al Pd, allora Renzi non perde tempo e alza la posta. L'orizzonte temporale è gennaio 2021. Quando toccherà tirare le fila del Recovery Plan. Uno snodo che, stando alle parole del leader di Iv, può essere davvero il casus belli fatale per Conte. E a quel punto, confida l'ex rottamatore, il Parlamento sarà obbligato a cercare una nuova maggioranza a sostegno di un altro presidente del Consiglio.

Renzi lo dice, nelle ultime battute della conferenza stampa convocata in Senato. «In caso di crisi, come è noto, è al presidente della Repubblica e al Parlamento che spetta valutare se c'è una maggioranza», spiega l'ex premier. Che si mostra spavaldo anche davanti all'ipotesi di un Conte-Ter senza i renziani, in piedi con l'appoggio di una formazione di «responsabili». «Se c'è una maggioranza senza di noi auguri a tutti e in bocca al lupo» risponde a chi gli chiede conto dei presunti malumori tra i parlamentari di Iv e delle possibili mosse centriste in sostegno a Conte. Resta il fatto che, al momento, il destino del Conte-bis è legato ai 61 punti che la delegazione renziana presenterà mercoledì al ministro dell'Economia Roberto Gualtieri. «Andranno i capigruppo Faraone e Boschi e le ministre Bonetti e Bellanova, andremo combattivi come sempre», rimarca l'ex premier. Stavolta sembra quasi che la lista dei desiderata sia fatta apposta per essere respinta al mittente. Renzi non accenna a passi indietro sul Mes sanitario. «Trovo vergognoso che si stia ancora a discutere del Mes, perché è un tema ideologico sulla pelle delle persone che muoiono», infilza il già rottamatore. Nessun dietrofront sui servizi segreti, delega che Conte non vuole mollare. «Noi vogliamo che non si facciano scherzi sul tema della sicurezza e chiediamo che il presidente del Consiglio affidi la delega dei servizi a un'autorità terza», l'altra bacchettata. La trincea con Conte e il M5s non si muove di un millimetro per quanto riguarda «il manettarismo di seconda mano di qualche membro della coalizione di governo», il reddito di cittadinanza e la «povertà che non si combatte con gli slogan» e le infrastrutture.

Renzi delinea un'agenda contrapposta a quella del governo. E infatti dice: «Pensiamo che il piano predisposto dal presidente del Consiglio manchi di ambizione, sia senz'anima». Poi ancora: «Si vede che è un collage raffazzonato dei vari ministeri». Mentre nei Palazzi si respira un clima da fine impero, Renzi va avanti con il suo aut aut. Che potrebbe costringere addirittura Conte ad anticipare la crisi, presentandosi in Parlamento alla ricerca di un'altra maggioranza. Se ce ne fosse bisogno, il leader di Iv chiarisce il concetto a Zapping su Radio 1: «La palla è nelle mani del presidente del Consiglio, a lui oneri e onori».

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