Renzi ha paura dell'astensione: "Si deve votare anche il lunedì"

L'astensionismo rischia di penalizzare il Pd più delle opposizioni. Il premier corre ai ripari: "Si deve votare anche il lunedì"

Renzi ha paura dell'astensione: "Si deve votare anche il lunedì"

I tempi cambiano. E se fino a ieri Matteo Renzi sentiva forte il vento in poppa al punto di volersi giocare la partita delle amministrative in un giorno solo, adesso a Palazzo Chigi preferiscono seguire la via della prudenza. È per questa ragione - e non certo per accogliere gli inviti delle opposizioni o, come raccontano le veline renziane, «il favore dell'Anci» - che il premier decide di dare il suo placet affinché si possa votare anche di lunedì: il 6 giugno per il primo turno e il 20 giugno per i ballottaggi, che poi alla fine sono il cuore della questione.

Dopo aver ragionato sul dossier amministrative per diversi giorni, infatti, è stato lo stesso Renzi a convincersi che c'è il rischio concreto che l'astensionismo penalizzi il Pd più delle opposizioni, in particolare al secondo turno. Dove il premier si giocherà la decisiva partita di Milano (Giuseppe Sala e Stefano Parisi sono dati sicuri al ballottaggio) e, probabilmente, anche la sfida di Roma. Dopo il forfait delle liste di Stefano Fassina, infatti, le possibilità che Roberto Giachetti possa arrivare al secondo turno sono sensibilmente aumentate. Ecco il perché del cambio in corsa, dopo che per settimane il governo aveva argomentato la bontà del voto in un giorno solo in nome della spending review (la stessa che non ha però sentito l'esigenza di applicare sul referendum per le trivelle).

D'altra parte, i diversi sondaggi arrivati sul tavolo di Palazzo Chigi sono concordi nel dire che il trend del governo non è più quello di tre mesi fa, come la fiducia in Renzi che qualche battuta d'arresto l'ha fatta registrare. Insomma, se si votasse solo in una giornata, magari in una domenica assolata, sarebbero più motivati ad andare alle urne - rinunciando a qualche ora di mare - quelli che oggi sono sulle barricate dell'anti renzismo. A differenza, magari, di quel pezzo di elettorato moderato che sì, un voto a Renzi o al Pd potrebbe anche darlo ma senza troppo entusiasmo. Uno schema, insomma, quasi speculare rispetto alle Europee del 2014 che sancirono il trionfo dell'ex sindaco di Firenze con i dem al 40,8%. E sul quale resta comunque freddo Sala, visto che il candidato al Comune di Milano ieri ha voluto prendere le distanze dall'uscita di Angelino Alfano dicendo chiaro e tondo che «votare di lunedì non è una buona idea».

Eppure, l'apertura arrivata dal ministro dell'Interno è stata concordata nel dettaglio con Palazzo Chigi. Non a caso, già dopo pochi minuti, dall'entourage di Renzi facevano sapere che il presidente del Consiglio era «d'accordo con la proposta di assicurare il voto anche di lunedì». Adalberto Signore

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